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Enria (Eba): serve una «bad bank» europea

L’Autorità bancaria europea ha proposto ieri la creazione di un nuovo veicolo pan-europeo in cui riversare sofferenze creditizie per metterle successivamente sul mercato. La proposta giunge mentre il cattivo stato di salute di molte banche continua a pesare sulla ripresa economica in Europa e mentre l’Italia sta preparando un piano di ristrutturazione del Monte dei Paschi di Siena in modo da ottenere il benestare comunitario a una ricapitalizzazione preventiva da parte dello Stato.
Durante un seminario organizzato in Lussemburgo dal Meccanismo europeo di Stabilità (Esm), il presidente dell’Eba, Andrea Enria, ha tratteggiato l’ipotesi di un veicolo finanziario – in inglese, una European Asset Management Company, ossia una specie di bad bank – che sarebbe chiamato a gestire le sofferenze creditizie. Prevalentemente finanziata con denaro privato, la nuova società acquisterebbe crediti inesigibili sul mercato al loro valore economico, per poi rivenderlo allo stesso prezzo.
«Se questo valore non è ottenuto – ha spiegato lo stesso Enria – la banca dovrà subire il prezzo di mercato», con una probabile perdita sostanziosa. La vendita dovrebbe avvenire entro tre anni. Nella sua presentazione, il banchiere centrale ha fatto notare che nei fatti la differenza tra il valore economico e il prezzo di mercato avrebbe il ruolo dell’aiuto di Stato in una teorica ricapitalizzazione precauzionale. Nel caso la vendita non andasse in porto, interverrebbe la mano pubblica.
La proposta dell’Eba giunge mentre si pena a trovare soluzioni efficaci per risolvere la questione dei crediti deteriorati che pesano sui bilanci bancari e sulla ripresa economica. Parlando ai ministri delle Finanze della zona euro giovedì scorso qui a Bruxelles, lo stesso Fondo monetario internazionale aveva sottolineato quanto lenta sia la riduzione delle sofferenze nelle banche europee. L’Fmi aveva precisato che il calo dei crediti deteriorati è stato di 150 miliardi di euro in due anni.
Nella sua presentazione, il presidente Enria ha voluto sottolineare che la sua proposta non prevede alcuna mutualizzazione dei rischi perché, nel caso di insuccesso dell’operazione di acquisto e poi vendita del credito in sofferenza, a ricapitalizzare la banca sarebbe il paese di riferimento. Peraltro gli azionisti dell’istituto di credito subirebbero comunque una perdita se il valore di trasferimento della sofferenza è più basso del valore del titolo nei libri contabili della banca.
Durante il seminario di ieri, la proposta dell’Eba ha ricevuto l’appoggio di Klaus Regling, il direttore generale dell’Esm, che tra le altre cose ha notato come l’idea del veicolo finanziario non prevede alcuna mutualizzazione dei rischi. Ciò, ha precisato, è «politicamente un vantaggio» tanto la questione della responsabilità in solido in campo finanziario è controversa. Regling, come Enria, ha notato nodi da risolvere: il governo del veicolo finanziario, il suo finanziamento, il ruolo dei governi.
Regling si aspetta che il nuovo veicolo dovrà emettere debito per finanziare l’acquisto dei titoli (il cui valore stima a 200-250 miliardi di euro). «Un ruolo per il settore pubblico è probabilmente necessario», ha ammesso il direttore generale dell’Esm. La Commissione ha commentato che la questione delle sofferenze rimane «una sfida significativa». Nonostante grandi progressi, ha detto la portavoce Vanessa Mock, «stiamo guardando a ulteriori possibili approcci».
La proposta di Enria giunge mentre l’Italia sta preparando un piano di ristrutturazione di Mps per consentire allo Stato di ricapitalizzare la banca. Come per altre banche in giro per l’Europa, Mps è oberato da sofferenze creditizie. Nel suo discorso, il presidente dell’Eba fa notare che l’Italia ha una quota di crediti deteriorati rispetto al totale dei crediti del 16,4%, una percentuale tra le più elevate d’Europa. Senza considerare eventuali accantonamenti, le sofferenze ammontano a 276 miliardi di euro.

Beda Romano

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