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Enria (Eba): «Regole giuste ma applicazione da vedere»

Le possibili nuove norme della Bce sugli Npl adottano «un principio non sbagliato, ma è giusto dire di vedere come si applicherà in pratica». Con queste parole pronunciate nel corso di un’audizione all’Europarlamento il presidente dell’Autorità bancaria europea Andrea Enria è intervenuto sul tema della nuove linee guida in materia di gestione dei crediti deteriorati varate dalla Bce. Norme che, secondo il numero uno dell’Eba, sono finalizzate ad «evitare la creazione di un nuovo stock di Npl nella prossima crisi».
Anche se la politica monetaria della Bce resta estremamente espansiva non è un mistero che a Francoforte si inizi a prendere in considerazione l’ipotesi di una normalizzazione che preveda, prima la graduale fine del Qe e poi, in prospettiva, un rialzo dei tassi di interesse. Quale impatto avrà questo processo sulla capacità di famiglie e imprese di onorare i debiti contratti? Questa è la domanda che si fanno i tecnici della Banca centrale europea la cui intenzione, alzando l’asticella in tema di gestione prudenziale dei crediti a rischio, è quella di evitare che una futura ondata di insolvenze metta a rischio la solidità degli istituti di credito.
I bilanci bancari – ha ricordato ieri Enria – mostrano chiari segnali di miglioramento. Se all’inizio di luglio le banche dell’Unione europea avevano ancora mille miliardi di crediti deteriorati in pancia con dieci Stati dall’incidenza media degli Npl superiore al 10% oggi lo stock è sceso a 900 miliardi e solo otto Paesi hanno un’incidenza di Npl superiore al 10 per cento. Tra questi c’è ovviamente l’Italia che figura al sesto posto tra i Paesi dove la qualità del credito è più bassa dietro Grecia, Cipro, Portogallo,Slovenia e Bulgaria. Le nostre banche hanno fatto un notevole sforzo in questo senso. Le svalutazioni sui crediti a rischio hanno generato perdite per oltre 42 miliardi di euro tra il 2011 e il 2016 solo per le banche a maggior capitalizzazione e c’è il rischio che, con le nuove regole, questa pulizia di bilancio continui ancora. Secondo Credit Suisse le nuove linee guida implicheranno maggiori accantonamenti per quei crediti di difficile riscossione come le insolvenze probabili (unlikely to pay) o i crediti scaduti su cui gli accantonamenti in media si attestano al 36 e al 26% rispettivamente.

Andrea Franceschi

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