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Enria (Bce) lancia l’allarme Npl e benedice la rete di Bad Bank Ue

A otto mesi dallo scoppio dell’epidemia si toccano con mano i rischi di un aumento dei crediti inesigibili. In una audizione dinanzi al Parlamento europeo, il responsabile della vigilanza creditizia a livello comunitario, Andrea Enria, ha sostenuto ieri l’idea di creare una rete di piattaforme nazionali con cui gestire gli attivi di cattiva qualità, in modo da aiutare le banche, le imprese e l’economia. Sull’eventuale ripresa della distribuzione dei dividendi bancari, novità vi saranno in dicembre.

«Ci aspettiamo un aumento delle esposizioni in sofferenza, in particolare una volta scadute le misure di sostegno pubblico (…) Per la maggior parte delle banche, stiamo già assistendo a un aumento del costo del rischio rispetto al 2019», ha avvertito il banchiere centrale, che ha esortato le banche ad avere «adeguati livelli di accantonamenti» e a non sottostimare i rischi. Peraltro, «agendo in modo tempestivo, gli istituti di credito possono ridurre al minimo un potenziale effetto tracollo».

L’economista ha quindi dato il suo sostegno all’idea della Commissione europea di creare una rete di piattaforme nazionali (bad banks) con cui gestire le sofferenze creditizie. Andrea Enria ha sottolineato che per evitare una frammentazione del mercato, bisogna assicurare un meccanismo comune di finanziamento e una armonizzazione della messa a punto dei prezzi. L’obiettivo è doppio: alleviare i bilanci delle banche e ristrutturare i crediti delle aziende, in modo da aiutare entrambi e quindi l’economia.

L’idea di una rete di bad banks nazionali è una soluzione di ripiego per coloro che vedono nel volano comunitario maggiore efficienza. «So che vi sono paure per eventuali mutualizzazioni dei rischi. È possibile però mettere a punto uno strumento che eviti questo problema», ha precisato il banchiere centrale. Dal canto suo, Elke König, presidente dell’autorità di risoluzione europea, ha avvertito che le bad banks comunque non sarebbero «una bacchetta magica».

Dinanzi alle domande dei parlamentari che gli chiedevano perché non sollevare ulteriormente le banche dai requisiti finanziari in un contesto economico particolarmente gravoso, Andrea Enria ha fatto notare che le autorità europee hanno messo a disposizione degli istituti di credito «ampia flessibilità e spazio di manovra». Ha quindi esortato le banche «ad agire sui propri bilanci (…) senza temporeggiare». L’esortazione proveniente dalla vigilanza bancaria non poteva essere più chiara.

Proprio ieri la Banca centrale europea ha pubblicato dati preoccupanti sulla stretta al credito. Nel secondo trimestre del 2020, la quota di sofferenze sul totale dei crediti era del 2,9 per cento. Andrea Enria ha confermato che a metà dicembre, dopo la pubblicazione di nuove proiezioni economiche, la vigilanza bancaria deciderà se prorogare la raccomandazione alle banche di congelare la distribuzione di dividendi, per contribuire ad accumulare accantonamenti in un grave momento economico.

Nella sua audizione, il banchiere centrale ha anche discusso di risoluzione bancaria. Oggi il sistema europeo è utilizzato solo per le banche più grandi. Le crisi bancarie più piccole sono gestite a livello nazionale. «Un quadro più armonizzato, che consenta anche l’intervento dei sistemi di garanzia dei depositi a “minor costo”, sarebbe un importante miglioramento», ha detto l’economista, mentre della questione si apprestano a discutere i ministri delle Finanze.

Infine, in attesa che a livello politico si sblocchi il negoziato su una assicurazione in solido dei depositi, ultimo tassello di una sofferta unione bancaria, la vigilanza bancaria ha proposto incentivi per facilitare il sostegno finanziario tra banche appartenenti però allo stesso gruppo creditizio. L’obiettivo sarebbe doppio: tranquillizzare le autorità di sorveglianza creditizia e soprattutto facilitare una efficiente allocazione della liquidità.

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