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Ennesimo stop alla legge sui porti

La riforma dei porti è stata nuovamente accantonata ma le associazioni di categoria del settore non sembrano darsene troppo pensiero. Il provvedimento che il Governo Renzi avrebbe dovuto varare col decreto sblocca-Italia e che è stato, invece, stralciato aveva, in effetti, ben pochi fan. E la sua rimozione fa tirare un respiro di sollievo a molti, in particolare agli scali le cui port Authority sarebbero state sciolte se il decreto avesse ridotto (come si paventava) da 24 a 14 le Autorità portuali italiane.
Per l’esecutivo non si tratta certo di una vittoria, visto che la riforma è stata annunciata a più riprese e, ogni volta, messa da parte. Ma probabilmente non è una vittoria neppure per il sistema portuale italiano, che risulta formato da troppe Autorità, utili, in certi casi, solo ad assegnare poltrone. In ogni caso, gli operatori del settore criticano il fatto che la riforma si sia appuntata troppo sulla governance dei porti e poco su provvedimenti che avrebbero contribuito a migliorare l’operatività delle banchine.
Il presidente di Assoporti, Pasqualino Monti, dall’inizio contrario all’impostazione impressa dal Governo alla riforma, spiega che l’associazione dei porti italiani «presenterà una sua proposta di riforma a breve». E una proposta di riforma arriverà anche dal presidente dello scalo di Genova, Luigi Merlo, recentemente uscito da Assoporti in polemica proprio con la posizione di Monti.
Da parte sua, il numero uno di Federagenti, Michele Pappalardo afferma: «Se il governo ha bisogno di altro tempo per formulare una riforma che abbia senso, sopportiamo anche questo rinvio; ma ci aspettiamo, almeno, che venga manifestata in modo inequivocabile la convinzione circa la strategicità del settore portuale».
«È u un bene – dice invece Marco Conforti, presidente di Assiterminal – che non sia stato varato un decreto che parlava solo di numeri di Authority e di governance, mentre avevamo bisogno di garantire agli operatori la certezza del diritto e il rispetto degli investimenti fatti nonché di avviare un programma serio di pianificazione per i porti».
Secondo Nereo Marcucci, leader di Confetra, «il governo ha scelto, alla fine, l’italianissimo principio del quieta non movere. Ma dovrebbe comunque garantire ai porti la sburocratizzazione, certezze in tema di scadenza delle concessioni e miglioramento della governace delle Authority. Con un occhio particolare al trasporto merci su ferro».
Tra i porti che tirano il fiato per il ritiro del provvedimento c’è quello di Savona, il cui presidente Gianluigi Miazza, afferma che la norma di scioglimento delle Authority non core (tra le quali Savona) «avrebbe messo a rischio gli investimenti del gruppo Maersk sulla piattaforma container in costruzione a Vado». E il governatore ligure, Claudio Burlando, suggerisce al Governo, proprio pensando alla situazione di Savona, di valutare l’importanza dei porti da salvare o da eliminare «anche in base agli investimenti in corso».

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