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Eni, via all’offensiva in Francia: punta al raddoppio dei ricavi

Raddoppio del portafoglio clienti gas entro il 2017 e ingresso l’anno prossimo sul mercato dell’elettricità. A 12 anni dal debutto come fornitore di gas, Eni ha deciso di cambiare passo in Francia. Dove il colosso italiano realizza un fatturato (circa 1,2 miliardi quest’anno) certo marginale rispetto a quello complessivo del gruppo ma che rappresenta comunque il suo principale mercato estero delle utilities. E dove Eni ha per ora centrato gli obiettivi che si era fissata: con 450mila clienti privati e circa 60mila siti industriali forniti (a fine anno il totale dovrebbe toccare quota 600mila) è il secondo operatore dopo l’ex monopolista Engie (il nuovo nome di Suez-Gdf) con una quota del 17%, il primo alternativo all’operatore «storico» (intercettando un terzo dei clienti che cambiano fornitore) e l’unico a essere presente in tutti i segmenti.
Grazie a un processo di liberalizzazione che pure in Francia è stato largamente rallentato da uno Stato che possiede tuttora l’84,4% di Edf (l’ex monopolista pubblico dell’elettricità) e il 33,3% di Engie.
Processo che si conclude, almeno sulla carta, al termine del 2015. E che dovrebbe appunto consentire a Eni Gas & Power France di arrivare entro il 2017 ad avere circa 1,1 milioni di clienti. Gli spazi per crescere d’altronde non mancano. Se infatti il 33% dei clienti aziendali ha già optato per una soluzione alternativa a Engie (per un volume superiore al 60%), solo il 18% dei privati ha seguito la stessa strada.
Nel frattempo, come ha sottolineato ieri l’amministratore delegato Daniel Fava, i prezzi sono diventati interessanti anche per quanto riguarda l’elettricità (fino a oggi tutti gli operatori alternativi hanno perso soldi) e quindi Eni ha deciso di raddoppiare, con l’obiettivo di arrivare nel 2018 a 1,43 milioni di collegamenti (tra privati e siti industriali) complessivi e ricavi superiori ai due miliardi.
Eni ha peraltro colto l’occasione di questo doppio annuncio per criticare l’instabilità normativa che pesa sulle bollette, il moltiplicarsi di decisioni che hanno un impatto sui prezzi (il 56% della fattura al cliente finale non dipende dalla quotazione del gas) e lanciare l’allarme su quelle che si prospettano all’orizzonte. In particolare la possibilità che il cosiddetto Contributo al servizio pubblico dell’elettricità (finalizzato in realtà a finanziare lo sviluppo delle rinnovabili) venga esteso al gas, con un aggravio della bolletta che Fava stima nel 10 per cento.

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