Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Eni valuta l’ipotesi buyback. Utili semestrali a 1,8 miliardi

L’effetto Saipem sui conti di Eni, archiviati con un utile netto in calo del 51% nei primi sei mesi dell’anno, a 1,82 miliardi di euro, era nelle attese. Tanto che in Borsa il titolo chiude a +3,25%, a 17,15 euro, sostenuto anche da una nuova scoperta nell’offshore del Congo, che vale, nelle stime del gruppo, 600 milioni di barili di olio e 20 miliardi di metri cubi di gas in posto.
Le difficoltà della controllata, unite alle interruzioni della produzione in Libia e in Nigeria, con un impatto di 50mila barili di olio equivalente al giorno in meno nel semestre nei due paesi, nonché il rinvio contabile dei benefici attesi dalle rinegoziazioni ancora in corso di alcuni take or pay (con Statoil e GasTerra), imbrigliano quindi la semestrale di Eni: l’utile netto adjusted, depurato del contributo di Snam alle continuing operations, si contrae del 46% nel semestre, a 1,96 miliardi (-55% nel trimestre, a 580 milioni, inclusa la perdita di Saipem); l’utile operativo adjusted è pari invece a 5,66 miliardi, -43% (nel trimestre l’asticella si ferma a 1,95 miliardi, -51%).
Scaroni, però, guarda già avanti. Promette così ai suoi azionisti un acconto di 55 centesimi per azione, che sarà sul tavolo del prossimo cda. Al quale l’ad rinvia anche la valutazione di un possibile programma di acquisto di azioni proprie limitandosi a sottolineare, davanti agli analisti, di essere «favorevole in linea di principio al buyback». E, intanto, sparge ottimismo. «Abbiamo rafforzato la nostra struttura patrimoniale proseguendo nel programma di dismissioni di Snam e Galp. Sono soddisfatto dei progressi operativi ottenuti nel semestre, 6 avvii di produzione (90 mila barili al giorno in più, ndr) sugli otto previsti in tutto il 2013 e delle rinegoziazioni dei contratti gas con Sonatrach e Gazprom. Grazie a questi successi prevediamo un significativo miglioramento dei risultati nel prossimo semestre».
Certo la crisi non accenna a dar tregua con il suo corollario di incertezza che continuerà a investire i business di riferimento del gruppo. Dal gas & power, con le vendite in diminuzione del 5,5% nel secondo trimestre, alla raffinazione & marketing di carburanti, penalizzata dal calo della domanda e dall’elevato costo della carica petrolifera, passando per l’exploration & production, che sconta anche la contrazione del prezzo e della produzione degli idrocarburi, fino alla chimica (ancora debole l’andamento della commodity) e all’ingegneria e costruzioni, fiaccata però soprattutto dalla flessione di Saipem. Sulla quale Scaroni torna per ribadire che la rotta «è creare valore per i nostri azionisti e per quelli di Saipem». Quindi, è il messaggio, niente fretta: «continueremo a valutare le opzioni strategiche sulla nostra quota e informeremo il mercato sulle modalità e sui tempi in cui una decisione sarà assunta», chiarisce l’ad. Non prima di aver puntellato qualche tassello. Sulla Nigeria, per cominciare. «Vendere l’onshore ora non è la cosa più facile da fare vista la situazione». Poi, sulle rinegoziazioni dei take or pay ancora aperte: con GasTerra, con cui il gruppo spera di chiudere nei prossimi mesi. E con Statoil. «Ci sarà un arbitrato ma questo – chiosa Scaroni – non significa smettere di negoziare».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«È cruciale evitare di ritirare le politiche di sostegno prematuramente, sia sul fronte monetario ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dopo aver fatto un po’ melina nella propria metà campo, il patron del gruppo Acs, nonché preside...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Una forte ripresa dell’economia tra giugno e luglio. È su questo che scommette il governo: uscire...

Oggi sulla stampa