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Eni, utile oltre le attese Descalzi: strategia apprezzata dal mercato

Nonostante uno scenario di mercato sfavorevole, su cui ha inciso il calo del petrolio (il prezzo al barile è sceso di 20 dollari in 4-5 mesi), l’Eni manda in archivio i conti dei primi nove mesi, sostenuti ancora dai successi esplorativi (l’ultimo annunciato ieri, insieme all’accordo di cooperazione con la messicana Pemex, nell’offshore del Congo con un potenziale da un miliardo di barili di olio equivalente) e corroborati dalla ristrutturazione dei business del gas (con i passi avanti sui take or pay) e della raffinazione, battendo le stime degli analisti e convincendo Piazza Affari, dove ieri il titolo ha chiuso in rialzo del l’1,47 per cento.
Ed eccoli i conti del Cane a sei zampe: l’utile netto adjusted a 1,17 miliardi, in crescita del 2,5% (nei nove mesi il rialzo è del 3,2%, a 3,24 miliardi), l’utile operativo adjusted si è fermato a 3,03 miliardi nel trimestre, in calo dell’11,8% (9,25 miliardi nei nove mesi, a +1,2%), mentre l’utile netto – che, lo scorso anno, scontava la plusvalenza da 3 miliardi per la cessione ai cinesi del 20% del super giacimento in Mozambico – è stato pari nell’ultimo trimestre a 1,71 miliardi, a -57% (la contrazione nei nove mesi, invece, è stata del 36,7%, a 3,68 miliardi).

Con l’indebitamento a 15,84 miliardi a fine settembre, in rialzo di 0,87 miliardi rispetto al dato di fine 2013 per via dell’effetto cambio (su giugno, invece, l’incremento è di 1,24 miliardi dopo l’acconto dividendo 2014 e gli investimenti di periodo).
«Si tratta di risultati veramente importanti, frutto anche delle azioni che abbiamo intrapreso negli ultimi mesi», spiega al Sole 24 Ore l’ad Claudio Descalzi che si sofferma su quei 3,98 miliardi di euro di cash flow operativo nel trimestre, «il più importante degli ultimi cinque anni». Un traguardo che il numero uno ascrive ai tasselli implementati con l’aggiornamento del piano strategico presentato a luglio e da lui fortemente voluto. «Il mercato aveva accettato bene questo piano ma si aspettava che potesse essere implementato nell’arco di un anno e mezzo, invece abbiamo dato una grandissima accelerata quest’estate, con un grande sforzo di tutta la società. Cosa ha spinto di più i conti? Innanzitutto la fortissima attenzione ai costi, con un significativo recupero del circolante. Abbiamo dato più efficienza alla nuova organizzazione, riducendo le spese. Nel gas & power, poi, le rinegoziazioni dei contratti long-term (con Gazprom e Sonatrach) ci hanno permesso di perdere meno e di anticipare di un anno la parità nel settore (dal 2015 al 2014, ndr). Con l’Algeria abbiamo trovato una soluzione ponte per chiudere l’anno e quindi ci sarà da negoziare nel 2015, ma dovremo fare manutenzione anche sui contratti con Russia e Norvegia. C’è una manutenzione costante perché questi contratti sono legati all’olio, che è sceso, ma è un lavoro continuo su cui c’è grandissima focalizzazione da parte nostra. Sono molto tranquillo sull’efficienza ed efficacia dell’azione sulla parte gas». Nella raffinazione, poi, Descalzi sottolinea che «siamo riusciti ad anticipare la riduzione della capacità della raffinazione, avviando un progetto di ristrutturazione. In settembre abbiamo avuto una finestra di margini un po’ più alti, ma sempre comunque bassi rispetto a quelli necessari per poter andare in parità, ma che ci hanno permesso di migliorare. La finestra di aumento del margine di raffinazione è dovuta al calo del prezzo del petrolio e per la manutenzione del comparto della raffinazione statunitense, ma pensiamo che nelle prossime settimane il margine tornerà a scendere. Stiamo lavorando per ristrutturare tutto il comparto, in Europa e in Italia, con l’obiettivo di portarlo in parità (secondo il piano di luglio, l’Eni conta di centrare il breakeven per il refining and marketing del flusso di cassa operativo nel 2015 e dell’Ebit nel 2016, ndr). Stiamo facendo passi importanti in questo senso».
Nella conference call, rispunta poi il nodo Saipem che resta «una partecipazione non-core». Il cfo Massimo Mondazzi, però, non si sbilancia. «Nessuna decisione è ancora stata presa. Fin dall’annuncio di luglio abbiamo avviato uno studio che è ancora in corso». Quanto all’ipotesi di un aumento di capitale, sollevata nel corso della presentazione agli analisti martedì dei conti di Saipem, va valutata «all’interno delle considerazioni più ampie» sulla società. Altre cessioni in pista? «Nel blocco Marine XII in Congo abbiamo una quota del 65% e c’è spazio per vendere al giusto prezzo, come abbiamo fatto in Mozambico e come forse faremo in Indonesia», ha detto il cfo. E in Mozambico, dopo la cessione del 20%, «l’interesse è ancora vivo, ci sono alcuni player interessati a partecipare».

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