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Eni, torna il petrolio libico. Scaroni rilancia sull’Iraq

di Gabriele Dossena

MILANO — Il ritorno alla normalità appare ancora lontano. Gli aerei della Nato continuano i bombardamenti, soprattutto su Sirte, città natale di Gheddafi. Lentamente, però, la Libia sta voltando pagina: dopo scontri e rivolte interne che durano da quasi otto mesi, si sta avviando verso un nuovo corso. E ricomincia dallo sfruttamento della sua ricchezza principale: il petrolio.

Ieri l'Eni, primo produttore internazionale presente dal 1959 nel Paese nordafricano, ha annunciato la ripresa dell'attività di estrazione, con la riapertura di 15 pozzi nel giacimento di Abu Attifel, 300 chilometri a sud di Bengasi, tornando così in pista nella nuova lotta che si è appena scatenata tra le major petrolifere (per inciso il Cane a sei zampe è stato bruciato sul tempo dai francesi della Total, che già la settimana scorsa avevano riattivato l'estrazione di greggio dalla piattaforma offshore di Al Jurf, gestita in cooperazione con la libica Noc e la tedesca Wintershall).

L'Eni, la cui produzione giornaliera in terra libica lo scorso anno era stata pari a 273 mila barili, ricomincia adesso da circa 31.900 barili al giorno, annunciando però che nei prossimi giorni saranno attivati altri pozzi, con l'obiettivo di raggiungere i volumi minimi necessari per riattivare l'oleodotto che trasporterà il greggio dal giacimento al terminale di Zuetina. Entro fine anno, almeno nelle aspettative dei vertici Eni, dovrebbe essere ripristinata la piena produzione.

L'annuncio della ripresa dell'attività dell'Eni in Libia è stato accolto con soddisfazione anche dal presidente della Saras, Gianmarco Moratti. «È una buona notizia, speriamo di ripartire anche noi con l'operatività prima della fine dell'anno», ha commentato il numero uno della società di raffinazione che, prima dello scoppio della guerra, si approvvigionava proprio dalla Libia per circa il 35% del fabbisogno di petrolio.

Nei piani dell'Eni la Libia non è però l'unico obiettivo. L'amministratore delegato del gruppo, Paolo Scaroni, ha infatti incontrato ieri a Bagdad il primo ministro iracheno Nuri al Maliki per discutere della gara per il giacimento di Nassiriya e dello sviluppo del campo di Zubair. Il capo del governo si è dichiarato soddisfatto dell'attività svolta dall'Eni in Iraq e ha auspicato una maggiore presenza della società nel Paese «nell'interesse di entrambe le parti».

Eni è già presente in Iraq come operatore del campo giant di Zubair, che dovrebbe raggiungere a regime una produzione di 1,2 milioni di barili al giorno, ed è considerato uno dei più grandi giacimenti di petrolio del Paese. L'incontro di ieri tra al Maliki e Scaroni fa seguito a una precedente visita del numero uno dell'Eni avvenuta nel dicembre dello scorso anno.

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