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Eni-Snam, verso ritocchi al Senato

di Marco Rogari

La separazione di Snam da Eni. Su questo snodo cruciale del decreto liberalizzazioni si concentrerà al Senato la gran parte degli emendamenti al capitolo energia di Pdl e Pd. A preanunciarlo sono gli stessi relatori del provvedimento, Simona Vicari (Pdl) e Filippo Bubbico (Pd). Il punto di partenza è la considerazione arrivata la scorsa settimana in un'audizione a Palazzo Madama dal presidente dell'Authority per l'energia, Guido Bortoni: servirebbe lo scorporo totale di Snam da Eni. Su una separazione più netta sembrano essere d'accordo anche Pdl e Pd seppure con ricette diverse. E la partita al Senato si giocherà proprio sulla ricerca di una sintesi tra le posizioni dei due partiti e del Governo.
Ma quella dell'energia non è la sola questione aperta. Tra i fronti caldi resta quello delle professioni. Sul tema ieri è intervenuto anche il presidente del Senato, Renato Schifani: «Io penso che qualche lamentela degli avvocati non sia totalmente infondata», ha detto aggiungendo che «saranno comunque Aule e Commissioni ad affrontare il tema». Anche i lavori di Palazzo Madama hanno dovuto però subire una battuta d'arresto per i disagi provocati dalla neve a Roma. Le audizioni in programma ieri in commissione Industria sono slittate ad oggi. E a questo punto è probabile che il termine per la presentazione degli emendamenti da parte dei gruppi parlamentari, al momento fissato a alle ore 12 di giovedì, possa slittare di 24 ore.
Tornando al capitolo energia, i partiti stanno riflettendo con attenzione sulle valutazioni di Bortoni, secondo cui la possibilità per Eni, prevista dall'attuale decreto liberalizzazioni, di mantenere una quota in Snam fino al 20% non sarebbe in linea con le direttive europee varate nel 2009. Per l'Authority, inoltre, l'unbundling deve estendersi anche agli stoccaggi e rigassificazione (attività comprese nella Snam attraverso le altre due società operative Stogit e Gnl-Italia). Anche alla luce di queste considerazioni al Senato ritocchi su questo fronte vengono considerati molto probabili, anche se non del tutto scontati. Lo stesso presidente della commissione Industria di Palazzo Madama, Cesare Cursi (Pdl), sottolinea l'esigenza di porre particolare attenzione al tema, anche alla luce dell'importanza strategica che riveste il settore del gas in Italia per l'approvvigionamento di energia.
A questo punto resta da vedere se un'intesa sarà percorribile su una separazione netta o semplicemente "rafforzata", anche se non può essere del tutto esclusa l'opzione di lasciare il decreto invariato. Molto dipenderà dalla posizione del Governo. A farlo capire è anche la relatrice Vicari: «Sembra una cosa tecnica e stupida – ha detto – ma la scelta è sostanziale ed è politica e non so se si accetterà l'indicazione di Bortoni». Se il Pdl sembra essere favorevole a una separazione netta, il Pd ripropone il modello Terna. Il relatore Bubbico lo dice a chiare lettere: «La posizione del partito è chiara, va adottato il modello Terna, con mantenimento di una quota minima di capitale intorno al 5% e la quota rimanente ceduta alla Cassa depositi e prestiti». Pdl e Pd puntano a correggere il provvedimento anche su altri versanti: dal trasporto locale alle farmacie passando per i taxi. Un'operazione non semplice visto che il Governo spinge per correzioni limitate e mirate del decreto che andrà in Aula al Senato alla fine di febbraio.

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