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«Eni sarà il primo partner della Russia»

MILANO — L’intesa è strategica: il valore degli investimenti è nell’ordine di 100 miliardi di dollari. E adesso l’Eni punta a diventare «il primo partner della Russia nella produzione di idrocarburi», per dirla con Paolo Scaroni, ceo del Cane a sei zampe.
L’accordo siglato ieri a Mosca con il gigante statale russo Rosneft (e primo produttore petrolifero mondiale, visto che lo scorso anno avrebbe superato ExxonMobil secondo i dati della stessa compagnia) riguarda lo sviluppo congiunto di licenze esplorative nell’offshore russo del Mare di Barents e del Mar Nero, oltre allo scambio di tecnologie e personale e all’acquisizione, da parte di Rosneft, di partecipazioni Eni in progetti internazionali.
Questo è il coronamento di una partnership storica, in particolare con Gazprom, di cui Eni è il primo cliente al mondo, ma cresciuta negli ultimi anni a livello industriale: «Siamo soci con Gazprom nel gasdotto Blue Stream, che lega la Russia alla Turchia — ha ricordato Scaroni — siamo soci con Gazprom nel progetto relativo al gasdotto South Stream, la grande infrastruttura europea ancora in progetto ma che sta accelerando; abbiamo avviato produzioni nostre nella penisola dello Yamal-Nenets, nella Siberia occidentale, proprio la scorsa settimana, e siamo diventati produttori di idrocarburi in Russia. Se a tutto questo si aggiunge questa grande alleanza con Rosneft, possiamo dire di essere di gran lunga i primi operatori internazionali in Russia, e la Russia è il più grande produttore di idrocarburi del mondo».
Nella nuova alleanza con Rosneft, la major italiana ha battuto altre compagnie straniere americane, cinesi e norvegesi, tutte interessate al progetto. Ma, come ha detto il presidente Rosneft, Eduard Khudainatov, «Eni possiede la tecnologia e una grande esperienza nell’offshore e siamo sicuri che contribuirà all’innovazione della nostra compagnia».
In particolare, l’intesa, che è stata siglata nella sede del governo alla presenza del premier Vladimir Putin (che ha colto l’occasione per invitare il presidente del Consiglio Mario Monti al Forum economico di San Pietroburgo del prossimo giugno), Eni e Rosneft costituiranno tre joint venture, partecipate da Eni con una quota del 33,33%, per lo sviluppo congiunto delle licenze Fedynsky e Tsentralno-Barentsevsky (nell’offshore russo del Mare di Barents), e Zapadno-Cernomorsky (Mar Nero). Rosneft rimarrà titolare delle licenze. Eni finanzierà l’esplorazione. Le riserve recuperabili complessive stimate per le licenze sono pari a 36 miliardi di barili di petrolio. Il costo esplorativo, pari a circa 1 miliardo di dollari, sarà a carico dell’Eni: se saranno fatte delle scoperte, questo costo verrà poi ripartito tra i partner della joint venture, che diventerà proprietaria delle riserve (quindi due terzi a Rosneft, un terzo a Eni). In altri termini: il miliardo di cui si parla come investimento nell’esplorazione, viene ripartito tra Rosneft ed Eni a patto che si facciano delle scoperte, altrimenti è in carico interamente a Eni.
«Questo è un progetto affascinante e strategico, che orienterà la nostra attività esplorativa per molti anni», ha osservato Scaroni, definendo l’accordo con Rosneft «l’ultimo passo di un cammino per diventare il primo partner della Russia nel mondo degli idrocarburi», con una collaborazione «che non può vantare nessun’altra compagnia al mondo».

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