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Eni, salta la trattativa con Sk per Versalis

MILANO Dopo mesi di negoziati, accompagnati dalla protesta dei lavoratori, Eni e il fondo statunitense Sk Capital hanno posto fine alla trattativa per la cessione di una quota di maggioranza di Versalis, la società della chimica che impiega 4.300 addetti in Italia e circa altri mille all’estero: stabilimenti a Marghera, Mantova, Ferrara, Ravenna, Brindisi, Porto Torres, Sarroch (Cagliari) e Priolo. Eni, che avrebbe mantenuto il 30%, e il fondo Usa hanno «constatato l’impossibilità di trovare un accordo su alcuni punti negoziali — spiega una nota — tra cui, in particolare, la futura governance della società».

Risultato: Versalis tornerà a essere integralmente consolidata nei conti di Eni a partire dalla semestrale di fine luglio. La dismissione della società rientrava nel piano dell’amministratore delegato Claudio Descalzi di concentrarsi sul core business per resistere in uno scenario internazionale caratterizzato dal mini petrolio. Il Ceo aveva annunciato in occasione della strategy a marzo un piano di nuove dismissioni per 7 miliardi, tra cui Versalis entro l’anno, per un totale in 4 anni di 14 miliardi. In più aveva annunciato investimenti per 37 miliardi, con un taglio del 21%. Uno dei nodi della permanenza di Versalis nella galassia Eni, riguardava (e riguarda) proprio gli investimenti. La società dal 2000 ha bruciato cassa per 5,8 miliardi e ha bisogno di 1,2 miliardi per passare alla chimica verde. Ora la prossima tappa sarà il nuovo piano industriale di Versalis, che potrebbe arrivare già a settembre-ottobre. Obiettivo mantenere anche per il 2016 Versalis in equilibrio.

Per la cessione della società, Descalzi aveva posto fin dall’inizio cinque condizioni ribadite anche agli inizi di giugno: «Chi compra — aveva spiegato — si deve impegnare a mantenere gli attuali stabilimenti per almeno 5 anni, ampliandone casomai il perimetro, e per 3 anni l’attuale personale, anche in questo caso eventualmente ampliandolo». Sugli investimenti aveva chiarito che «devono essere di 1,2 miliardi in tutte le attività della chimica, compresa la chimica verde» e che «Versalis deve restare italiana e il vertice dovrà essere quello che è oggi». La rottura si è consumata proprio sulla governance, che avrebbe dovuto consentire a Eni di verificare il rispetto degli impegni presi. Per i sindacati Sk Capital non è mai stata la scelta giusta. L’interruzione delle trattative è dunque una «buona notizia» per la leader della Cgil Susanna Camusso. «Un segnale importante» per il segretario generale della Cisl Annamaria Furlan.

Francesca Basso

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