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Eni rivede lo scenario e annuncia rettifiche per 3,5 miliardi

Eni conferma la propria strategia di decarbonizzazione al 2050, ma, dopo l’aggiornamento di fine marzo, rivede ulteriormente le proprie stime alla luce dell’emergenza coronavirus che impone 3,5 miliardi di svalutazioni nel secondo trimestre tra upstream, raffinazione e perdite fiscali. Una riduzione limitata sugli asset non correnti, però, chiarisce il gruppo: solo il 4% a fronte di rettifiche di valore molto più pesanti per gli altri colossi energetici. Nessun impatto sulla cassa, comunque, ma il riverbero della revisione dello scenario.

Rispetto al quadro tratteggiato a fine marzo, Eni ha infatti rimodulato ulteriormente le previsioni sul prezzo del Brent in termini reali portandolo a 60 dollari al barile nel 2023 (70 dollari nelle indicazioni fornite in precedenza). Per il triennio 2020-2022, la revisione porta invece a riposizionare, rispettivamente, l’asticella a 40, 48 e 55 dollari al barile (a fronte di 45, 55 e 70 dollari al barile). Il taglio delle stime riguarda poi anche il prezzo del gas sul mercato spot Psv Italia che è previsto a 5,5 dollari/mmBTU nel 2023 rispetto ai precedenti 7,8 dollari/mmBTU, mentre per il 2020-2022 la previsione viene fissata, rispettivamente, a 3,0, 4,6 e 5,2 dollari/mmBTU (in precedenza, invece, erano 3,9, 5,1 e 7,3 dollari/mmBTU. I margini di raffinazione di lungo termine per l’area mediterranea restano confermati di poco inferiori a 5 dollari al barile.

«Confermiamo la nostra strategia finalizzata a far diventare Eni leader nella decarbonizzazione – è il commento dell’ad Claudio Descalzi – nonostante gli impatti di ampia portata che la pandemia Covid-19 sta avendo sull’economia e sul gruppo. Possibili accelerazioni del percorso sono in corso di valutazione. Questo ci consentirà di ottenere un miglior bilanciamento del portafoglio, riducendo l’esposizione alla volatilità dei prezzi degli idrocarburi e di coniugare gli obiettivi di redditività e di sostenibilità che Eni si è posta. La revisione dello scenario, maturata a quattro mesi dall’inizio della pandemia, proietta le nostre aspettative sui prezzi futuri e sarà il nuovo riferimento per le valutazioni sull’allocazione delle risorse».

Tornando alle rettifiche di valore, nella nota diffusa ieri, Eni sottolinea che ai 3,5 miliardi inviduati è applicabile un range di approssimazione di +/- 20% e che il valore ante imposte, pari a 2,8 miliardi, è riconducibile per 2 miliardi a svalutazioni nell’upstream e per il resto alla raffinazione, mentre non sono previste operazioni di questo tipo sugli asset esplorativi. La riduzione delle imposte differite di 700 milioni deriva invece dalle svalutazioni delle perdite fiscali al netto degli effetti connessi alle rettifiche di valore sugli asset industriali. L’ammontare definitivo di tali oneri sarà comunicato con i conti del secondo trimestre che saranno diffusi il prossimo 30 luglio.

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