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Eni promossa dai mercati gli utili calano ma non è colpa dei vertici

L’elenco delle giustificazioni è lungo e variegato. Solo così si può conciliare il calo degli utili di Eni del 13 per cento a
1,19 miliardi con il fatto che il mercato – tutto sommato – abbia apprezzato i conti con il titolo salito del 2,95 per cento.
A condizionare i risultati del primo trimestre, gli ultimi che portano la firma di Paolo Scaroni non riconfermato dal governo Renzi dopo nove anni alla guida del colosso di Metanopoli, c’è sicuramente la rivalutazione dell’euro sul dollaro. E si sa che i prezzi dei prodotti petroliferi si pagano tutti con la divisa americana. Poi bisogna tener conto del prezzo del petrolio che per buona parte del trimestre è andato scendendo. Poi, c’è la recessione, lo sviluppo delle rinnovabili, il calo della domanda di gas in alcuni paesi, per la minor richiesta di energia elettrica da parte dell’industria ma anche delle centrali a ciclo combinato: in Europa Eni ha visto calare le vendite di metano e altri prodotti di quasi il 13 per cento principalmente in Germania/Austria, Benelux e Francia. Non si sta bene nemmeno dalle nostre parti: le vendite di prodotti petroliferi nel mercato rete Italia sono state di 1,45 milioni di tonnellate, evidenziando una contrazione del 12,1%. Non a caso, la quota di mercato è pari al 26,2% nel primo trimestre 2014, in calo di 2,9 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (29,1%). Infine, la crisi della raffinazione: in questo caso il risultato per Eni è addirittura un crollo del 66%.
Nonostante ciò, la Borsa ha reagito positivamente. Perché i problemi sono del settore e non solo di Eni, con il prossimo amministratore delegato Claudio Descalzi – ora a capo dell’Exploration-Production – che ha confermato agli analisti che vengono confermate le previsioni per il 2014 e il 2015 e con la produzione di idrocarburi in linea con il 2013. O problemi, semmai, vengono dal grande giacimento di Kashagan in Kazakistan, dove lo stesso Descalzi non ha saputo dire quando riprenderà la produzione (e questo significa altri investimenti) e dal conflitto ucraino che potrebbe avere conseguenza sui lavori per 1,4 miliardi assegnati dai russi di Gazprom alla controllata Saipem (l’ultimo ieri) per la costruzione del gasdotto South Stream sotto il Mar Nero.
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