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Eni presenta al Governo i piani per uscire da Snam

di Cheo Condina

MILANO
Eni stringe sullo scorporo di Snam. Nei giorni scorsi, il gruppo guidato da Paolo Scaroni ha inviato al Tesoro e al ministero delle Attività Produttive un'ipotesi di lavoro, articolata in quattro tappe, per attuare la separazione dalla società leader nel trasporto di gas (controllata al 52,5%) attraverso la cessione di circa il 28% a Cassa Depositi e Prestiti. Lo schema messo nero su bianco da Eni, e rivelato dall'agenzia Radiocor, si sviluppa su due capisaldi più volte ribaditi dallo stesso Scaroni: la massimizzazione dell'introito, che potrebbe superare i 7 miliardi di euro, per il colosso energetico e l'uscita completa dal capitale di Snam. Allo stesso tempo, Eni introduce tuttavia un meccanismo innovativo, che non sarebbe sgradito ai ministeri competenti, finalizzato a ridurre l'esborso per la Cassa: l'annullamento delle azioni proprie.
Ma andiamo con ordine. Il percorso per lo scorporo di Snam si compone di quattro operazioni distinte caratterizzate da numeri che, ovviamente, sono soggetti a variazioni in base agli andamenti di Borsa. La prima prevede, come detto, l'annullamento di azioni proprie Eni, pari a circa il 9,3% del capitale sociale (eccetto uno 0,3% destinato ai piani di incentivazione dei dipendenti). Di conseguenza, la partecipazione dello Stato (Tesoro e Cdp) sul capitale votante del gruppo lieviterebbe al 33,4 per cento. Ciò consentirebbe di passare alla fase due del progetto: la cessione sul mercato della quota eccedente il 30%, dunque il 3,4%, con un incasso di circa 2,2 miliardi che potranno essere usati da Cdp per rilevare dalla stessa Eni una quota del 16% di Snam. La terza tappa vedrebbe la stessa Cdp arrotondare la partecipazione al 28%, rilevando un ulteriore 12% di Snam dal gruppo guidato da Scaroni: un'operazione che costerebbe fino a 1,7 miliardi ma che la Cassa, suggerisce Eni nel proprio dossier, potrebbe in parte finanziare cedendo la quota nel gasdotto Tag, valutata 0,7 miliardi. La quarta e ultima tappa dello scorporo si concretizzerebbe invece in un collocamento sul mercato, da parte di Eni, del restante 24% della società delle reti in suo possesso.
La proposta di Eni fa seguito a un documento messo a punto recentemente dai ministeri dell'Economia e dello Sviluppo che avevano individuato tre opzioni per attuare lo scorporo da Snam. Tutte e tre prevedevano l'annullamento delle azioni proprie di Eni come meccanismo per fare emergere un pacchetto azionario che Cdp può mettere sul mercato in modo da finanziare l'acquisizione di Snam. Diverse, invece, erano le tecnicalità previste per completare la separazione proprietaria, che andavano dalla scissione della quota Snam in capo a Eni all'acquisto diretto da parte di Cdp fino alla creazione di una newco delle reti. Una delle tre ipotesi messa a punto dai ministeri ricalca sostanzialmente quella di Eni, ma gli stessi dicasteri, si legge nel documento che contiene l'ipotesi di lavoro, sottolineano come questa strada comporti un elemento negativo: un esborso significativo da parte di Cdp (1,7 miliardi circa). Tra gli aspetti positivi, invece, la «massima monetizzazione per Eni», di cui lo Stato resta comunque l'azionista di riferimento.

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