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Eni paga il calo del barile. Ma sale la produzione

MILANO Il crollo del prezzo del petrolio — il Brent è calato del 51%, scendendo nei mesi estivi sotto i 50 dollari — continua a penalizzare i conti di Eni, oscurando anche l’aumento della produzione di idrocarburi e la scoperta di 1,2 miliardi di barili di nuove risorse tra gennaio e settembre. Risultato: la perdita netta nel trimestre è di 950 milioni, mentre nei nove mesi è di 361 milioni. Il flusso di cassa netto da attività operative è di 7,39 miliardi, l’indebitamento sale a 18,41 miliardi.
«Nell’E&P la produzione è ancora in forte crescita — ha spiegato l’amministratore delegato Claudio Descalzi — e per la terza volta nell’anno rivediamo al rialzo le nostre previsioni, pressoché raddoppiando l’obiettivo originario». Nel terzo trimestre Eni ha registrato una crescita produttiva dell’8,1% a 1,703 milioni di barili di petrolio equivalente (boe) al giorno e dell’8,7% nei nove mesi. I nuovi giacimenti avviati nel 2014 in Venezuela, Usa, Angola, Egitto e Congo, insieme ai maggiori volumi attesi in Libia, hanno fatto rivedere al rialzo la previsione di crescita annua rispetto al 2014 a circa il 9% (da oltre il 7% ). È di ieri l’annuncio della messa in produzione di un pozzo nel campo di Nooros nel Delta del Nilo a due soli mesi dalla scoperta. L’Eni sta giocando un ruolo di primo piano nell’area e la scoperta del giacimento supergiant Zohr nelle acque egiziane «rischia di capovolgere la diplomazia energetica in Medio Oriente» — ha osservato ieri il New York Times — e «ha spinto l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, nel ruolo di shuttle diplomatico». Ieri il numero uno del Cane a sei zampe ha incontrato a Gerusalemme il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro dell’Energia Yuval Steinitz per «illustrare le importanti sinergie — riferisce una nota — di un potenziale sviluppo congiunto del gas naturale nel Mediterraneo orientale», che potrebbe diventare un hub regionale del gas e contribuire alla sicurezza energetica della Ue.
La strategia di Descalzi per rafforzare l’Eni prosegue lungo le tre direttive della crescita nell’esplorazione e produzione, nella riorganizzazione della raffinazione attraverso la trasformazione del portafoglio, e nella focalizzazione sul core business. Lo scorso marzo ha annunciato un piano di dismissioni per 8 miliardi nei prossimi 4 anni. Nel 2015 ha realizzato cessioni per 1,5 miliardi e, se si aggiunge anche il 12,5% di Saipem con conseguente deconsolidamento del debito che porterà a un incasso per il gruppo di 5,5 miliardi agli inizi del prossimo anno, arriverà a 7 miliardi.

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