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Eni, l’utile cade con il petrolio Ma la Borsa premia il dividendo

La zavorra di un prezzo del petrolio a 60 dollari al barile (viaggiava sopra i 90 soltanto a settembre scorso) fa crollare nel 2014 l’utile netto di Eni a 1,33 miliardi di euro, contro gli oltre cinque miliardi dell’anno precedente. Un dato su cui pesa soprattutto l’ultimo trimestre che fa registrare una perdita secca di 2,34 miliardi. Ne risente maggiormente la divisione «esplorazione e produzione» che archivia l’anno con un fatturato in calo dell’8,9 per cento pur mantenendo sostanzialmente invariata la produzione a 1,6 milioni di barili al giorno. Seppur «in un contesto di mercato sfavorevole», per dirla con le parole dell’amministratore delegato del Cane a sei zampe, Claudio Descalzi, Eni ha generato un flusso di cassa «record negli ultimi sei anni» pari a oltre 15 miliardi di euro. Un dato che fa il paio con il risultato netto rettificato (cioè privo delle componenti straordinarie) pari a 3,71 miliardi di euro in linea con le aspettative degli analisti. Che invece si attendevano un debito netto più alto (stimato a oltre 15 miliardi di euro) invece sceso a 13,7 per effetto di alcune dismissioni (leggi la cessione della quota che Eni aveva nel consorzio South Stream per 350 milioni e lo «smobilizzo» della partecipazione finanziaria in Galp per 824 milioni) oltre a un taglio ai costi operativi per 250 milioni. Ecco perché il mercato ha accolto positivamente i dati del quarto trimestre (e il pre-consolidato 2014) del gruppo petrolifero: il titolo Eni ha archiviato la seduta in Borsa con un rialzo del 3,37% a 16,25 euro per azione. Gli acquisti sono stati determinati anche dalla scelta di confermare il dividendo agli azionisti (il consiglio di amministrazione dell’Eni la formalizzerà il 12 marzo in occasione dell’approvazione del bilancio di esercizio 2014) di 1,12 euro per azione, in linea con l’anno precedente. Una volontà chiara continuare a remunerare i soci (tra cui il Tesoro, principale azionista, con una quota di poco superiore al 30%) nonostante più di qualche analista ipotizzasse un calo della cedola a 0,80 euro per azione dato il livello di debito. La strada seguita da Descalzi è invece quella di tagliare gli investimenti per due miliardi di euro nel 2015 e di ridurre ulteriormente i costi operativi per circa 550 milioni di euro. Le vendite di gas naturale sono invece diminuite del 7,3% a 27,3 miliardi di metri cubi in uno scenario caratterizzato dalla debolezza della domanda influenzata da un’elevata disponibilità di metano (tanto che i prezzi sono allineati a quelli del mercato spot). 
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