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Eni, lo scandalo delle accise truccate “Evasione milionaria per creare fondi neri”

Altre perquisizioni, altri indagati, altre accuse. Si allarga l’inchiesta sull’evasione fiscale di Eni della procura di Roma. Quella sui prodotti petroliferi, il cui peso in uscita delle raffinerie del colosso viene registrato al ribasso in modo da pagare meno tasse. Come se il carburante trasportato fosse meno di quello che è. Non hanno dubbi i pubblici ministeri capitolini che sia questo il sistema con cui l’azienda, durante l’era Scaroni, si è guadagnata una scorta di denaro illecito. «Emergono gravi indizi — scrivono nel decreto di perquisizione — del fatto che all’interno degli uffici quantomeno della divisione Refining e Marketing dell’Eni, ubicati in Roma, vi siano soggetti che da anni evadono le acci-se sui carburanti caricati in eccedenza sulle autobotti destinate ai distributori. Ciò avviene sulla scorta di un accordo diretto all’attuazione di un più vasto programma criminoso per la commissione di una serie indeterminata di delitti».

La domanda che si fanno gli inquirenti, è: a che cosa servono quei soldi? «È necessario a questo punto — si legge ancora — comprendere a chi sia destinato il denaro “risparmiato” derivante dal mancato versamento per intero dell’accise dovuta, ben potendosi ritenere che esso venga impiegato in attività non lecite trattandosi di provento di reato». È probabile che quei soldi, milioni e milioni di euro, siano serviti a creare fondi neri. Difficile che siano spariti nelle tasche degli indagati per associazione per delinquere finalizzata alla violavorno zione della legge sulle accise (tre in tutto, per il momento: i due direttori generali della Divisione, l’ex Angelo Caridi e l’attuale, Angelo Fanelli e l’imprenditore dei trasporti Roberto Turriziani) per molti motivi. Prima fra tutti l’organizzazione maniacale con cui viene gestito il colosso che, peraltro, fa dubitare che i vertici dell’azienda non sapessero.
Sospetti ai quali i pm Valentina Margio e Mario Palazzi dovranno trovare conferma. Innanzitutto capendo a quanto ammonta il danno fiscale: per ora sono stati accertati solo 2 milioni di euro evasi in tre sedi (Napoli, Li- e Gaeta) tra il 2007 e il 2012. Ma già in giugno erano state perquisite tutte le filiali perché la convinzione è, appunto, che fosse un sistema con cui crearsi provviste. D’altronde, scrivono i pm, «le giustificazioni fornite dall’Eni che imputerebbe le registrate eccedenze di Gpl alle variazioni di temperatura tra il momento del carico e le successive consegne sono poco verosimili alla luce del fatto che durante l’inverno non si sono registrate deficienze di volume, ma, contrariamente ad ogni legge fisica, suoi aumenti».
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