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Eni-Bp pronti alle nozze in Angola: allo studio una nuova joint venture

Sul tavolo c’è la possibilità di unire le forze in Angola attraverso una joint venture che accorpi gli asset detenuti dai due gruppi nello Stato africano. Il progetto è allo studio di Eni e Bp che ieri hanno siglato un memorandum d’intesa non vincolante con l’obiettivo di avviare un confronto dettagliato sulla fusione dei rispettivi portafogli upstream nel Paese (petrolio, gas e Gnl).

Il razionale dietro le eventuali “nozze” è chiaro: la nuova società a controllo congiunto consentirebbe, da un lato, di generare sinergie significative e creare operazioni più efficienti, e, dall’altro, di imprimere un’ulteriore accelerazione agli investimenti e ai piani di crescita nell’area. Senza contare che un rafforzato asse tra i due gruppi rappresenta una conferma della volontà di Eni e Bp di proseguire nello sviluppo del potenziale upstream dell’Angola.

Operativamente, la newco beneficerà dell’expertise e del personale di entrambe le aziende e sarà autofinanziata. Il business plan sarà concordato dai due gruppi e dovrà evidentemente delineare le opportunità di esplorazione, sviluppo e avanzamento degli asset sia in Angola che a livello regionale. «Le performance di Hse (salute, sicurezza e ambiente, ndr), l’attuazione dei progetti e l’efficienza della produzione saranno aree prioriotarie per il management», hanno chiarito le due società nel comunicato con cui, ieri, è stata resa nota l’intenzione di valutare l’integrazione delle attività angolane. Integrazione, precisano Eni e Bp, che non farà comunque venire meno gli impegni di investimento sociale messi in campo nel Paese: va ricordato che Eni è attiva da tempo su più filoni, dal potenziamento dei servizi per le comunità locali alla promozione della scolarizzazione.

Il progetto è stato comunicato al governo di Luanda e l’eventuale transazione finale sarà soggetta alle approvazioni governative, normative e dei partner pertinenti. Un modo per dire che Eni e Bp si muoveranno in piena sintonia con le autorità locali. Anche perché l’Angola ha un ruolo chiave nella strategia di crescita organica del gruppo guidato da Claudio Descalzi, che è presente nel Paese africano dal 1980: basti ricordare che, nel 2020, la produzione annuale di idrocarburi targata Eni in territorio angolano è stata di 37 milioni di barili di olio equivalente e che l’attività è concentrata nell’offshore. L’asset principale è il blocco 15/06 (Eni 36,84%, operatore) con i progetti West Hub ed East Hub, dove in quattro anni l’azienda ha avviato otto campi, di cui quattro solo nel 2018. Eni è poi operatore di altri blocchi esplorativi (Cabinda Nord, Cabinda Centro, 1/14) e presto del blocco 28, oltre che del New Gas Consortium (Ngc). L’azienda detiene inoltre una partecipazione nei blocchi non operati 0 (Cabinda), 3/05, 3/05A, 11, 14 K/A-Imi, 15 e nel consorzio Angola Lng, che gestisce un impianto, presso Soyo, con una capacità di trattamento di circa 10 miliardi di metri cubi l’anno di gas e di liquefazione di 5,2 milioni di tonnellate l’anno di Gnl. Quanto a Bp, già alleata di Eni in Egitto e in Libia, è operatore dei blocchi 18 e 31 nell’offshore angolano e ha quote non operative nei blocchi 15,17 e presto 29, oltre che interessi sia in Ngc che in Angola Lng.

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