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Eni, boom di ordini per bond da un miliardo

Eni si riaffaccia sul mercato dei bond, ad appena una settimana dal via libera del cda, piazzando un’emissione da un miliardo di euro, a 15 anni, a fronte di ordini per oltre 3,5 miliardi. L’obbligazione, che ha visto impegnato un pool di banche (Bnp Paribas, Banca Imi, Hsbc, Deutsche Bank e Mitsubishi Ufj Securities), offre una cedola annua del 3,625% e ha un prezzo di re-offer di 99,374%, per un rendimento finale del 3,68%, pari a 120 punti base sopra il tasso midswap contro una guidance iniziale in area 130 pb. «Il collocamento è andato bene – spiega al Sole 24 Ore l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni -. È il primo bond a 15 anni nella storia del nostro gruppo e il primo in Europa nel 2014. Abbiamo spuntato un tasso di interesse migliore di 100 punti base di quello dei titoli della Repubblica italiana, con analoga scadenza, e migliore della nostra emissione a 12 anni portata a termine a novembre scorso».
Giusto qualche mese fa, infatti, il Cane a sei zampe aveva collocato una dual tranche per 1,1 miliardi: una prima emissione da 800 milioni di euro, a 8 anni, prezzata a 95 punti base sul midswap, rendimento del 2,631% e cedola annuale fissata al 2,625 per cento; e, poi, una riapertura del bond a 12 anni, emesso lo scorso settembre, per 300 milioni di euro, con uno spread sul midswap di 115 punti base e un rendimento del 3,356 per cento. Operazione che aveva raccolto una significativa risposta da parte di fund manager e assicurazioni, distribuiti soprattutto tra Francia, Germania e Austria. «Siamo partiti da un obiettivo di 750 milioni di euro – prosegue Scaroni – ma, vista la domanda largamente superiore alle nostre richieste, abbiamo alzato l’asticella fino a un miliardo». Il numero uno dell’Eni ci tiene poi a sottolineare che questo «è anche un segno del fatto che l’Italia comincia a essere percepita molto meglio nei mercati finanziari internazionali. Negli ultimi tempi si registra un appetito per i bond italiani che non c’era fino a sei mesi fa. E questa è una buona notizia per tutti».
Tornando all’emissione, che sarà quotata alla Borsa di Lussemburgo e i cui proventi, come chiarisce una nota diffusa ieri dalla società, «saranno utilizzati per i fabbisogni ordinari di Eni», a fare la parte del leone sono stati i fund manager con il 67,4%, seguiti dalle assicurazioni, al 25,2 per cento, e dalle banche (6%). Quanto alla distribuzione geografica, il grosso dell’interesse è arrivato da Germania e Austria (28,9%), subito dopo Regno Unito e Irlanda (al 28,1%) e, poi, a seguire Francia (19,8%), mentre l’Italia segna l’8,4 per cento.
A maggio del 2013, il board dell’Eni aveva approvato un piano da 3 miliardi di euro per nuovi collocamenti entro un anno, che però il gruppo ha esaurito nel giro di sei mesi. Dopo l’operazione di ieri, in base al mandato approvato dal cda la scorsa settimana – plafond da 2 miliardi da emettere, in una o più tranche, entro il 16 gennaio del prossimo anno – il Cane a sei zampe ha ancora in canna un altro miliardo di euro. «Un nuovo bond? Lo faremo – chiarisce Scaroni – ma non so quando. Cercheremo comunque di emetterlo nei prossimi mesi, quando matureranno le condizioni di mercato. Noi abbiamo due obiettivi: abbassare il costo del denaro ogni qualvolta si creano le opportunità e allungare la maturity del debito. Attualmente la media Eni è sopra i 6 anni e vorremmo salire ancora».
Sempre ieri, poi, l’Eni ha aggiornato l’andamento del piano di buy back affidato, fino ad aprile, a Ubs in qualità di intermediario. Il gruppo ha quindi comunicato di aver acquistato, tra il 13 e il 17 gennaio, 865mila azioni proprie per un controvalore complessivo di 14,9 milioni di euro. A seguito degli acquisti, considerando le azioni proprie già in portafoglio, al 17 gennaio il gruppo detiene quindi 13.008.287 azioni proprie, pari allo 0,36% del capitale sociale.

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