Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Eni, acconto sulla cedola da 0,55 euro

L’annuncio era arrivato, a inizio agosto, da Paolo Scaroni, numero uno del gruppo, alla presentazione dei conti semestrali. E ieri il cda di Eni ha approvato l’acconto sul dividendo 2013 con gli azionisti che metteranno in tasca 0,55 euro (erano 54 cent l’anno prima). Tutto come da copione, insomma. Con Cassa depositi e prestiti (al 25,76% del capitale) e il Mef (4,34%) che portano a casa un sostanzioso bottino: 514,8 milioni per la spa di Via Goito e 86,6 milioni per il ministero. Ai possessori di american depositary receipt (Adr, che rappresenta due azioni), registrati entro il 25 settembre, saranno distribuiti 1,10 euro, in pagamento il 7 ottobre.
L’acconto, chiarisce il gruppo di San Donato Milanese, è stato deliberato «sulla base della situazione contabile al 30 giugno 2013 della capogruppo che chiude con l’utile netto di 4.122 milioni di euro». A marzo, illustrando a Londra il business plan alla comunità finanziaria, Scaroni aveva ventilato per la prima volta la possibilità di un dividendo progressivo per il 2013 (1,10 euro) con un primo bonus del 2% rispetto a quello in distribuzione (1,08 euro nel 2012), strategia confermata poi a metà maggio davanti all’assemblea dei soci convocati per il via libera al bilancio 2012.
Gli azionisti del Cane a sei zampe andranno all’incasso il 26 settembre (lo stacco della cedola è previsto il 23 dello stesso mese) e intanto la società puntella la sua strategia in Africa. Sempre ieri, infatti, l’Eni ha siglato un accordo con la compagnia di Stato congolese Société Nationale des Pétroles du Congo (Snpc) per esplorare insieme il potenziale di idrocarburi del blocco Ngolo, a 350 chilometri a nord est della capitale Brazaville. Nel blocco, che si estende per oltre 16mila chilometri quadrati, Eni interverrà in qualità di operatore attraverso la controllata Eni Congo.
Nel dettaglio, l’intesa fissa in 10 anni la durata delle attività esplorative che le due società porteranno avanti sfruttando l’expertise sviluppata sia nell’onshore che nell’offshore. Le operazioni cominceranno nei prossimi mesi e saranno condotte attraverso le più sofisticate tecniche di prospezione, di telerilevamento e geofisiche. Il Cane a sei zampe proverà quindi a sondare le potenzialità di un bacino, quello della Cuvette, finora poco esplorato. In Congo il gruppo è presente dal 1968 e produce circa 110mila barili di olio equivalente al giorno.
L’Africa è un tassello clou del business di Eni. Lì si trova il Mozambico che si sta rivelando un vero eldorado per il gruppo, che in quel continente è pronto comunque a dirigere lo sguardo anche su altri fronti. Lo dimostra l’incontro di lavoro intercorso ieri tra Scaroni e il presidente della Repubblica Federale di Somalia, Hassan Sheikh Mohamud. Nel corso del colloquio l’ad ha espresso l’interesse di Eni e la volontà di valutare il potenziale di idrocarburi presente nel paese. L’intera area subsahariana finora non ha tradito le attese – con una produzione di 450mila barili di olio equivalente al giorno – e la speranza è che la Somalia non sia da meno.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La pandemia, come tutte le rivoluzioni, ha accelerato il cambiamento anche nel mondo del lusso. Ha ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il varo del decreto Sostegni bis ripristina gli aiuti fiscali miliardari per le banche che si fonde...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il team Draghi-Cartabia scandisce le mosse sulla giustizia per portare a casa la riforma del proces...

Oggi sulla stampa