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Eni accelera la discesa nel capitale di Snam

Eni prosegue sulla strada della dismissione della sua partecipazione in Snam, dopo la vendita, chiusa a ottobre, del 30% meno un’azione a Cassa Depositi e Prestiti. Ieri il Cane a sei zampe ha incaricato un pool di banche (Morgan Stanley, Deutsche Bank, Barclays e Mediobanca, assistite, per la parte legale, da Linklaters) di concludere il collocamento presso investitori qualificati di 1,25 miliardi di euro di bond convertibili in azioni Snam. «L’operazione è andata bene – spiega al Sole 24 Ore l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni -. Il tasso di interesse è dello 0,625% e ci siamo fermati nella parte alta della forchetta».
Anche Piazza Affari ha promosso la scelta del gruppo spingendo in alto entrambi i titoli, con la spa dei gasdotti che ha archiviato la seduta a +2,71%, mentre Eni ha guadagnato lo 0,78 per cento. Il bond convertibile avrà una durata di 3 anni, al termine della quale gli investitori avranno la facoltà di convertire l’obbligazione in azioni Snam a un prezzo di 4,33 euro per azione, che include un premio di circa il 20% sul prezzo di riferimento dell’azione, pari a 3,61 euro. Se tutti gli acquirenti convertiranno, Eni avrà ceduto una quota pari all’8,54% del capitale, cui corrispondono 288,7 milioni di azioni della spa dei gasdotti. «Il premio che il mercato ha riconosciuto all’obbligazione – prosegue Scaroni – è generoso. L’operazione ha abbastanza sorpreso il mercato che si attendeva un accelerated bookbuilding, visti i precedenti. C’è stato uno “stock overhang”, un’aspettativa di flottare nuovi titoli sul mercato che invece arriveranno tra tre anni».
In effetti, guardando alla strategia messa in campo dall’Eni nel luglio scorso per la cessione di un 5% di Snam – collocamento accelerato di 178,5 milioni di azioni per 612,5 milioni di incasso – molti addetti ai lavori avevano ipotizzato un percorso simile anche per la vendita del residuo 20,2 per cento. Ma la società ha spiazzato tutti e ha scelto di replicare il modello già adottato per la discesa nel capitale di Galp Energia. «Abbiamo cominciato con la cessione di Snam – aggiunge Scaroni – poi siamo passati al bond convertibile su Galp Energia e adesso su Snam abbiamo organizzato un’operazione gemella a quella sulla nostra partecipazione portoghese che era andata molto bene».
Il titolo, va ricordato, è stato venduto a un prezzo più alto rispetto a quanto fissato per la cessione a Cdp: allora il prezzo fu di 3,47 euro, frutto di una media ponderata dei prezzi ufficiali del titolo Snam tra il 26 aprile e il 25 maggio (quando fu emanato il Dpcm sullo scorporo), maggiorata di un premio del 3 per cento.
Ma chi ha bussato alla porta dell’Eni per acquistare l’obbligazione? In 120 hanno risposto alla “chiamata” del Cane a sei zampe e oltre il 60% delle richieste, filtra da ambienti bancari vicini all’operazione, è arrivato da investitori di lungo termine. «Sono soggetti che vogliono tenere il titolo», prosegue Scaroni. Che, sulla cessione della partecipazione residua, non si sbilancia. «Noi possiamo indirizzarci sia su un’operazione di mercato che sulla vendita a unico compratore che guardi a una presenza permanente nel capitale della società».
Nessuna fretta, comunque. Il Cane a sei zampe si è impegnato a un lock-up di 90 giorni prima di collocare ulteriori azioni. Senza contare che il titolo, rammenta l’ad, «ci rende il 7%, siamo rilassati». E il Dpcm di Palazzo Chigi non impone scadenze particolari per l’uscita di scena dalla spa dei gasdotti. Scaroni, in uno dei suoi prossimi viaggi, sonderà comunque potenziali acquirenti e in prima linea restano i fondi sovrani. «L’area è quella. I fondi sovrani – conclude il numero uno – guardano con interesse e con prudenza all’Italia e all’Europa. L’Europa è convalescente, ma fino a qualche mese fa era malata. Ora le cose sembrano andare meglio, ma ci sono Paesi che scoppiano di salute». E che potrebbero giocare un ruolo da protagonisti quando Eni tornerà sul mercato per chiudere il capitolo Snam.

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