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Eni, 60 miliardi di investimenti

di Gabriele Dossena

LONDRA — Eni riscopre il valore della chimica. Ma punta anche al traguardo di 2 milioni di barili di produzione giornaliera. E rilancia sugli investimenti: poco meno di 60 miliardi in quattro anni, contro i 53,3 miliardi che erano previsti solo un anno fa.
Da Londra, dove ha presentato alla comunità finanziaria il piano strategico 2012-2015, l'amministratore delegato del Cane a sei zampe Paolo Scaroni, ha rivelato grande ottimismo e si è detto fiducioso, non solo per l'immediato e nonostante l'andamento generale dell'economia che, soprattutto in Europa, continua a frenare gli entusiasmi: «Siamo entrati in un periodo di rapida crescita che durerà non solo per i prossimi quattro anni, ma anche per i prossimi decenni», ha dichiarato, riferendosi alle prospettive del gruppo petrolifero. Che tra l'altro ha confermato il preconsuntivo del 2011, con un utile netto consolidato di 6,86 miliardi e la cedola in crescita a 1,04 euro per azione, contro 1 euro dell'anno precedente. E che si prepara a lanciare un nuovo bond di 3 miliardi nei prossimi 12 mesi.
Con il preannunciato sganciamento della Snam (7 miliardi il valore di mercato indicato da Scaroni per il 53% detenuto nella società di Metanopoli), l'Eni concentrerà sforzi e investimenti per rafforzarsi su quattro fronti: incremento della produzione (il cosiddetto upstream); rafforzamento della leadership nel mercato del gas su scala europea; recupero della redditività nel campo della raffinazione; incisiva ristrutturazione e rilancio della chimica.
Per quanto riguarda la produzione, a cui è destinata la fetta più consistente degli investimenti (più del 75% dei 59,6 miliardi totali), i programmi di crescita dell'Eni, che prevedono un incremento medio annuo di oltre il 3%, si basano soprattutto su cinque aree chiave: Russia, Mare di Barents, Kazakistan («dal giacimento di Kashagan ci aspettiamo le prime estrazioni di greggio entro la fine di quest'anno», ha sottolineato Scaroni), Venezuela e la regione dell'Africa sub sahariana, («oltre che sul rapido recupero della produzione in Libia ai livelli ante crisi», ha aggiunto il ceo). Alla fine del quadriennio il contributo di produzione dei principali progetti in fase di avvio dovrebbe raggiungere i 700 mila barili di petrolio al giorno.
Sul fronte delle attività «Gas & power», Scaroni ha annunciato le rinegoziazioni dei contratti con i principali fornitori, Sonatrach e Gazprom, «migliorando così i costi di approvvigionamento e la flessibilità contrattuale». E ha precisato: «Lo scenario del mercato del gas europeo sarà difficile nel breve periodo e il prezzo del gas spot rimarrà a sconto, determinando una continua pressione competitiva sul mercato». Il target al 2015 è di aumentare le vendite in Europa del 18% ai clienti business e del 28% quelle sul mercato dei consumi domestici.
Ma la novità riguarda la riscoperta della chimica. Adesso, con il rilancio dell'insediamento di Porto Torres, in Sardegna, nascerà EniVersalis, nuova divisione, che «si concentrerà sui prodotti a maggior valore aggiunto, con prospettive di crescita delle vendite del 50% nel suo comparto. Proprio a Porto Torres nascerà un impianto di prodotti biologici tra i più grandi al mondo».
 

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