Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Energie rinnovabili nelle mani della politica

di Enrico Sbandi  

Uno scherzo del destino ha voluto che, mentre l'11 marzo su teleschermi e monitor giungevano le prime immagini della tragedia del Giappone, s'intrecciassero con queste i commenti e le proteste conseguenti al decreto con il quale il governo italiano ha spazzato via le precedenti certezze in materia d'incentivi sulle energie alternative.

Sorte beffarda, perché lo tsunami ha mandato in tilt la centrale nucleare di Fukushima, ponendo al centro dell'attenzione mondiale una catastrofe atomica, se possibile ancor più devastante di quella che ha spazzato via interi paesi della costa nipponica.

Quel nucleare al quale l'Italia si riaffacciava timida, ridimensionando le spinte verso le pulite, ma costose energie alternative e che, da pochi giorni, è tornato pesantemente in discussione. Con il sistema degli incentivi, al quale il governo ha fatto le pulci mostrando che non tornano i conti fra gli esborsi ed i vantaggi, che finisce in alto mare, s'annuncia l'imminente stop del nuovo Conto energia (che avrebbe dato accesso a un numero sproporzionato di iniziative, tanto da saturare le disponibilità da qui al 2013) e restano appesi a un filo investimenti per centinaia da milioni di euro, nell'ambito di un settore che è ormai un colosso da 40 miliardi di fatturato, quasi 172 mila impianti (per il solo fotovoltaico) e più di 100 mila dipendenti.

Il decreto emesso dall'esecutivo il 3 marzo, pur non includendo tetti massimi (alla vigilia si vociferava di un limite di 8 mila MW, raggiunto il quale non sarebbero stati più erogati incentivi), ammette gli impianti allacciati alla rete entro il 31 maggio 2011 ai benefici del terzo Conto energia, deliberato alcuni mesi fa con una riduzione degli incentivi rispetto al secondo. Parallelamente corrono gli incentivi della normativa precedente, in base al decreto «salva Alcoa», che ha recuperato gli impianti che avevano avuto via libera entro il 2010 e in esercizio entro metà giugno. Una norma che ha salvato i grandi impianti, garantendo chi ha scommesso su incentivi da favola.

Che accadrà ora? Non ci sono certezze. Il Governo ha annunciato per il 30 aprile il decreto con le nuove misure, fra le quali la determinazione della nuova quota massima incentivabile. Il 18 marzo si sono seduti al tavolo operatori, associazioni ed esecutivo per trovare una soluzione comune. Ne è scaturita una sorta di tregua armata. Fra gli imprenditori si consiglia prudenza, a porte chiuse c'è la promessa che l'accordo si troverà.

Il fronte delle imprese è diviso. Confindustria e grandi operatori, Enel in testa, sono per un calo graduale degli incentivi, con un cap nel 2016. Le imprese del fotovoltaico storcono il naso a questa ipotesi, che fa spazio agli investitori, ma ne sottrae a chi è del mestiere. Su alcune questioni non dovrebbero esserci sorprese. Sulle tariffe, che saranno parametrate a quelle medie Ue, le quote di potenza dovrebbero essere differenziate per tipologia di infrastrutture su cui saranno installati gli impianti di generazione.


Ma è certo che gli incentivi del passato resteranno un ricordo. Hanno prodotto uno sviluppo straordinario, scatenando interessi ben al di là della cerchia degli addetti ai lavori e innescando una vera corsa all'oro del fotovoltaico e dell'eolico. Senza incentivi, con ogni probabilità, di certe tecnologie si continuerebbe solo a parlare. Sta di fatto che nelle maglie larghe dei meccanismi d'incentivazione si sono infilati forse in troppi. Il settore è cresciuto a dismisura e la straordinaria redditività degli incentivi più cospicui del mondo – parola dell'Authority per l'Energia – ha ingolosito capitali di ventura soprattutto dall'estero che hanno favorito il mordi-e-fuggi, con scelte e comportamenti non di rado ispirati più dalla speculazione che dalle regole della sana imprenditoria. Questa situazione oggi ricade sugli operatori che nell'energia lavorano da anni, e sui contribuenti. Il meccanismo delle incentivazioni è un mostro affamato di soldi che appesantisce le bollette: sono più di 5 i miliardi pagati nel solo 2010 (stime dell'Authority) dai consumatori – come sovrapprezzo in bolletta – ai produttori di energie alternative. D'altra parte altro modo non c'era per accelerare verso l'obiettivo dell'Ue per il 2020, cioè il 17% dell'energia totale da fonti rinnovabili. Ma gli sprechi e gli strappi degli ultimi anni hanno legittimato il governo a tirare il freno. Con alcuni argomenti agitati magari anche strumentalmente. Ma altri, hanno invece un preciso fondamento: perché sostenere installazioni il cui costo per i 15-20 anni d'ammortamento grava sulla collettività, mentre sono già obsolete dopo 3-5 anni?

I produttori obiettano: se in Italia le energie alternative richiedono incentivi maggiori è perché qui i maggiori costi derivano dai tempi lunghi, e segnati da regole mai certe, attraverso le quali si arriva a decidere gli investimenti, con la conseguenza di far lievitare i costi. Lo stop, o moratoria che dir si voglia, al nucleare costringerà adesso a rifare i conti su quanta energia effettivamente si possa tirar fuori da sole, vento e geotermia. Il resto è palleggio di opinioni, talvolta a fini strumentali. Orfani del Conto energia, del vecchio ormai esaurito e del nuovo che sarebbe dovuto durare fino al 2013, ma che ha ormai esaurito le risorse, si tratterà di capire se il prezzo della sforbiciata che il governo s'appresta a dare agli incentivi (si prevede circa il 30%) sarà compensato da quella certezza normativa che, finalmente, dovrebbe permettere di pianificare gli interventi adeguati a raggiungere quota 17% nel 2020.
 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il management di Mediobanca confeziona una trimestrale con 200 milioni di utile netto, meno di un an...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Nessun rilancio sul prezzo, ma un impianto complessivamente più flessibile e con qualche passo avan...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le recenti modifiche apportate alla legge 130/1999 (disposizioni sulle cartolarizzazioni dei crediti...

Oggi sulla stampa