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Energia e tlc, fronte comune sulla doppia transizione

Gli italiani vogliono la transizione digitale ed energetica, pilastri del Pnrr, ma per raggiungere gli obiettivi servono riforme coraggiose, con focus su formazione e competenze. È il filo rosso dell’EY summit Infrastrutture “Transizione digitale ed energetica”, trasmesso ieri in diretta streaming su ilsole24ore.com. Dai dati presentati da EY emerge una diffusa coscienza dell’importanza della digitalizzazione e della transizione a forme di energia sostenibili. Tra le priorità, secondo un’analisi EY-Swg, per il 54% dei manager intervistati c’è la transizione completa alle energie rinnovabili delle infrastrutture per le utilities, per il 40% il potenziamento delle infrastrutture di connettività. Il 95% pensa che il rafforzamento delle tecnologie digitali gioverà alla sostenibilità. Non mancano le note dolenti: il 25% delle famiglie italiane ad esempio, dichiara di non essere consapevole delle caratteristiche e dei vantaggi della tecnologia mobile 5G e solo il 5% ha già sottoscritto un piano mobile 5G.

Sul fronte digitalizzazione per Luigi Gubitosi, amministratore delegato di Tim, è arrivato il momento di «uno sforzo coordinato di tutti gli attori». L’ex incumbent, che ha presentato in Agcom una proposta di co-investimento alla luce del nuovo codice elettronico europeo, vede dunque di buon occhio il fatto che più soggetti lavorino assieme «per evitare duplicazioni e accelerare i tempi». Parlando di infrastrutture Gubitosi ha aggiunto che «una rete efficace ed efficiente è un fattore abilitante per il Paese» rimarcando come il piano sulle aree a fallimento di mercato, con le gare vinte da Open Fiber nel 2016, «non è andato a buon fine». Occorre, dunque, «imparare dagli errori del passato per non ripeterli».

La transizione digitale va a braccetto con quella energetica. «Quello che ancora poco viene riconosciuto – ha sottolineato a questo proposito Massimo Antonelli, regional managing partner dell’area Mediterranea e ceo per l’Italia di EY – è quanto le due transizioni siano interdipendenti tra loro. Questo concetto è essenziale come lo è la necessità di fare delle riforme coraggiose». Parlando di transizione energetica Francesco Starace, ad di Enel, ha ricordato l’importanza dello scenario ‘zero carbon’ individuato dall’Aie al 2050. Peraltro la trasformazione «è già in corso, i consumi del mondo si spostano sul vettore energetico dell’elettricità ed è quindi evidente che l’elettricità deve essere pervasiva e affidabile, arrivare ovunque in maniera perfetta e ‘onnipresente’».

Per fare tutto ciò occorre un incremento massiccio degli investimenti: «Nel mondo si spendono 270 miliardi di euro all’anno sulle reti elettriche e questo numero – dice il ceo di Enel – deve salire a 800 miliardi per il 2030 per arrivare a circa 1.000 miliardi e poi piano piano calare». Lo sforzo è «colossale».

Per raggiungere gli obiettivi non basta investire nelle infrastrutture, ma servono competenze. «Vanno fatti – ha detto Gubitosi – sforzi importanti per dare le competenze a chi non ce l’ha, altrimenti avremo un Paese a due velocità». Sulla stessa linea Starace secondo cui il tema «non è cambiare qualche legge, ma impostare una politica di sviluppo professionale per milioni di persone». Per Elisabetta Ripa, ceo di Open Fiber, serve ora «una riforma seria del mercato del lavoro che ci consenta di accedere alle competenze e alle risorse umane di cui abbiamo bisogno per abilitare la rivoluzione digitale».

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