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Energia, sul caro-bollette Ue lontana dall’accordo Nuovo tentativo a dicembre

Ancora nulla di fatto nell’Ue sull’energia. Anche il Consiglio dei ministri per l’energia riunito a Lussemburgo non è riuscito a trovare un’intesa. Il caro-bollette resta un affare da gestire solo a livello nazionale. Un altro tentativo sarà compiuto a dicembre, in occasione dell’ultimo Consiglio europeo prima della fine dell’anno. Ma le distanze tra i paesi sono molto ampie. «Non è emersa una posizione consensuale circa gli interventi che vanno applicati a livello Ue ma un approccio comune è necessario », si è lamentato Jernej Vrtovec, ministro delle Infrastrutture della Slovenia presidente di turno dell’Ue. Anche la commissaria Ue, Kadro Simson, ha ammesso il flop pur annunciando «un pacchetto completo per la de-carbonizzazione del mercato del gas e per il mercato dell’idrogeno». Il punto resta la difesa dei cittadini, soprattutto quelli più deboli colpiti dal rincaro dei prezzi che anche ieri hanno continuato la corsa al rialzo (in Italia il gasolio ha superato 1,6 euro al litro, ai massimi dal 2014).Sul tavolo restano ancora la proposta spagnola di disaccoppiare i prezzi dell’elettricità da quelli del gas e quella di prevedere un stoccaggio comune cui attingere nei momenti di emergenza. La prima è stata sostanzialmente bocciata dalla Commissione: «Non è chiaro come potrebbe funzionare un sistema con due prezzi a seconda delle fonti e non sappiamo se è la soluzione ». Anche l’ipotesi di riformare il mercato energetico non convince. Del resto la lettera firmata di recente dalla Germania con altri undici Stati membri spiega bene le resistenze su questa soluzione. «Alcuni Stati membri — spiega ancora la Simson — hanno delle domande sul come è organizzato il mercato dell’elettricità, in particolare la questione è quella di valutare se la combinazione di tutte le fonti d’energia in un unico pacchetto dell’elettricità sia la cosa giusta da fare quando una di queste fonti ha un prezzo molto più alto delle altre. Altri Stati membri, hanno la visione assolutamente opposta».Di certo gli eventi degli ultimi mesi mostrano la necessità di un intervento. Non a caso il ministro italiano, Roberto Cingolani, ha rilanciato l’idea dello stoccaggio congiunto. «Accogliamo con favore l’intenzione della commissione — è la sua posizione — di esplorare i possibili benefici di un possibile approvvigionamento volontario congiunto di scorte di gas. Questo meccanismo dovrà essere disegnato in modo da favorire la concorrenza fra produttori, riducendo al minimo le distorsioni del mercato. Potrebbe quindi riferirsi a quantitativi addizionali» di gas «che potrebbero essere allocati secondo i criteri di concorrenza».In questo contesto si è riaperto il dibattito sul nucleare e sulla possibilità che entri nel pacchetto delle energie “verdi” del Green Deal. «Non posso anticipare le decisioni sulla tassonomia Green — dice ancora la commissaria all’energia —, ma il mix energetico del futuro ha bisogno delle rinnovabili. A fianco di queste, serviranno fonti stabili durante la transizione: sia il gas che il nucleare sono fonti di cui la Commissione tratterà nell’atto delegato » relativo alla tassonomia verde «nel prossimo futuro».

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