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Energia, primo calo delle tariffe alle Pmi

Scendono le tariffe dell’energia per le imprese italiane. Per la prima volta dall’aprile 2011, il prezzo congiunturale registra una contrazione e regala un sospiro di sollievo alle aziende piegate da una crisi profonda. Una flessione che, seppur contenuta, interviene a invertire un trend pesante che ha visto le imprese italiane, negli ultimi cinque anni, pagare tariffe di acqua, elettricità, gas e asporto rifiuti, lievitate del 17,6% (si veda Il Sole 24 Ore del 5 novembre 2012), tre punti in più rispetto agli aumenti subiti dalle famiglie e in misura più che doppia rispetto alla crescita dei prezzi al consumo.
Grazie alle attese di una marginale riduzione delle quotazioni del petrolio – ancora su livelli massimi storici – e dei principali combustibili di generazione, dunque, i contratti di fornitura avviati dal 1° ottobre 2012 registrano una flessione dei prezzi dell’energia elettrica. «Il quadro – spiega Samir Traini, economista di Ref Ricerche istituto che affianca la Camera di Commercio di Milano nella rilevazione dei prezzi dell’energia alle Pmi -, non è uguale per tutte le tipologie di contratto. Nonostante il ribasso, per esempio, i prezzi monorari (con un corrispettivo unitario in tutte le fasce orarie) si collocano sugli stessi livelli del 2011, mentre i prezzi multiorari mostrano una situazione differenziata in base alla fascia oraria interessata: più bassi nelle ore diurne, allineati nelle ore serali, significativamente più elevati nelle ore notturne».
Chi beneficia dunque delle riduzioni? «Certamente le Pmi in bassa tensione e con consumi inferiori ai 300 Mwh/anno. Per loro il prezzo fisso alla partenza relativo a una fornitura monoraria con durata di 12 mesi, attivata il 1°ottobre 2012, è in ribasso del 4% rispetto al 3° trimestre 2012, mentre il prezzo variabile si riduce del 6% circa».
Un sollievo che si ferma al confronto con il trimestre precedente: guardando invece al dato tendenziale, ottobre 2012 rispetto a ottobre 2011, i prezzi rimangono pressoché invariati.
Differenze si registrano anche sull’estensione temporale del contratto. I prezzi fissi dei contratti a 24 mesi, per esempio, si collocano su livelli moderatamente superiori a quelli dei contratti fissi ma con durata 12 mesi: una differenza dovuta all’incorporazione di un premio per la protezione delle Pmi contro futuri aumenti dei prezzi dell’energia. Insomma la copertura assicurativa rappresenta un costo aggiuntivo per l’impresa ma, data l’estensione temporale del contratto, tutela l’operatore da futuri aumenti dei prezzi.
Per quanto riguarda invece le fasce orarie, si conferma il trend di chiusura del differenziale dei prezzi. Se a ottobre 2010 poteva diventare significativa la scelta tra la fascia oraria di consumo perché comportava evidenti differenze di prezzo – dai 60 euro/Mwh dei prezzi in fascia oraria notturna ai 100 euro/Mwh dei prezzi in fascia diurna – oggi la forchetta oscilla tra i circa 80 euro ai 95.
Se, in generale si assiste ad un lieve alleggerimento dei costi energetici per le imprese, analizzando i prezzi del mercato libero e quelli a maggior tutela, resta vantaggiosa la scelta del secondo: chi ha provato a beneficiare della concorrenza, dunque, ha pagato di più.
Diverso il quadro del gas naturale. «La rilevazione dell’ultimo trimestre dello scorso anno – come si legge dall’analisi della Camera di Commercio di Milano – evidenzia un aumento dei prezzi fissi a 12 mesi, rispetto alla precedente rilevazione. Su luglio 2012, i prezzi fissi per il profilo fino a 50 mgl/Smc/anno salgono di circa il 6%, mentre aumentano di circa il 10% quelli del profilo da 50 a 200 mgl/Smc/anno». Al contrario di quanto avviene con l’energia elettrica, nel confronto tra prezzi fissi a 12 mesi e prezzi fissi a 24, sono questi ultimi a registrare prezzi moderatamente più contenuti.
Insomma, se qualcosa si muove sul fronte delle tariffe, per registrare benefici sostanziali bisognerà aspettare che il prossimo governo, in linea con quanto programmato dalla Strategia energetica nazionale, identifichi gli strumenti attuativi più efficaci per allineare prezzi e costi dell’energia italiani a quelli europei e per accelerare lo sviluppo della filiera industriale dell’energia. Intanto, come previsto dall’Energy Roadmap 2050 della Commissione Europea – che si pone l’ obiettivo di ridurre progressivamente le emissioni di CO2 fino ad arrivare ad un taglio del 80% al 2050 – il governo Monti ha firmato a fine dicembre il decreto sulle rinnovabili termiche (riscaldamento a biomassa, pompe di calore, solare termico, condizionamento a energia solare) e quello sui certificati bianchi.

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