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Energia più cara del 50% della media Ue

Per ridare slancio al tessuto economico italiano occorre tagliare anche i costi dell’energia che scontano l’eccessiva dipendenza dal gas nella produzione di elettricità, mentre in Europa il carbone pesa per il 33%, seguito dal nucleare al 28% e dal gas al 17%. Da qui la necessità di riequilibrare il mix elettrico a favore del carbone che resta la fonte più affidabile sia per il suo basso costo che per la facilità e la sicurezza nell’approvvigionamento.
È questa la proposta che il presidente di Assocarboni, Andrea Clavarino, lancerà oggi in occasione del convegno annuale “Sistema elettrico e scenari energetici futuri”, nel corso del quale saranno presentati i dati che confermano la leadership del carbone a livello mondiale: 7,1 miliardi di tonnellate prodotte nel 2013, in linea con l’anno precedente, e consumi che continuano a crescere (+2,5%, a 1.124 milioni di tonnellate), con la Cina a far la parte del leone. E in Europa? Sale l’import con un incremento del 3%, a 216 milioni di tonnellate. «Il carbone continua a giocare un ruolo chiave nell’economia mondiale – spiega Clavarino al Sole 24 Ore – grazie alle sue caratteristiche che permettono approvvigionamenti sicuri e a prezzi contenuti. Ma le imprese italiane sono costrette a far fronte a prezzi dell’energia del 50% più alti rispetto alla media Ue, dal momento che il Paese dipende per oltre il 70% del suo fabbisogno energetico da rinnovabili e gas naturale». Con tutte le incertezze politiche – dalle tensioni tra Mosca e Kiev all’instabilità di Libia e Algeria – che minacciano la sicurezza degli approvvigionamenti. «Se le forniture dalla Russia fossero interrotte – prosegue Clavarino – ci sarebbero grossi rischi per il nostro sistema. La soluzione è rimodulare il mix puntando di più sul carbone».
Anche perché, come rammenta Assocarboni, le centrali italiane sono tra le più avanzate al mondo. «Abbiamo migliorato gli impianti, rafforzato l’efficienza e investito 30 miliardi di euro. Se ora si procedesse alla conversione di alcuni progetti (Porto Tolle e Saline Joniche), si potrebbe aumentare la quota di carbone nella produzione di elettricità (dall’attuale 12% al 16%) con evidenti benefici sulla bolletta di imprese e famiglie». Un appello che l’associazione intende rinnovare al governo Renzi perché il carbone, come ha ricordato di recente anche l’Agenzia internazionale per l’energia (Iea), rimarrà la fonte in più rapida crescita ancora per molto tempo e l’Italia «ha un grande potenziale che non può essere trascurato». E, a chi ricorda le polemiche e le battaglie ambientaliste contro le centrali, Clavarino risponde citando uno studio dell’International Prevention Research Institute-iPRI di Lione, uno dei più autorevoli al mondo, che sarà presentato oggi. «Secondo questa analisi, finora non c’è stata alcuna evidenza di aumento o diminuzione del rischio di mortalità né di altri effetti sulla salute delle persone che lavorano in centrali a carbone o vivono nelle vicinanze».

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