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Energia, niente forfait

Esclusa la tassazione a forfait della cessione dell’energia fotovoltaica prodotta oltre i limiti prescritti per le attività agricole connesse. Si conferma, pertanto, la necessaria tassazione ordinaria del reddito realizzato da impianti di potenza superiore a 200 kw. Questa la risposta a un’istanza d’interpello, trasfusa nella risoluzione n. 86/E di ieri dell’Agenzia delle entrate, che ha trattato la problematica, derivante dalle novità introdotte dall’art. 22, dl 66/2014, relativa alla tassazione forfetaria del reddito derivante dalla cessione di energia elettrica, generata da impianti fotovoltaici, detenuti da produttori agricoli.

L’istante è una società agricola a responsabilità limitata, ai sensi dell’art. 2, dlgs 99/2004, che esercita le attività di coltivazione (frumento, mais, sorgo e quant’altro) e di produzione di energia fotovoltaica, con un impianto di potenza nominale di 998,16 kw, tassando il proprio reddito su base fondiaria (redditi agrari), in applicazione (per opzione) delle disposizioni, di cui al comma 1093, art. 1, legge 296/2006 (Finanziaria 2007). Si ricorda che, recentemente, il legislatore ha introdotto un nuovo regime di tassazione forfetizzata (reddito determinato applicando, all’ammontare dei corrispettivi delle operazioni soggette a registrazione agli effetti dell’Iva, il coefficiente di redditività del 25%) e che la Corte Costituzionale (sentenza n. 66/2015) ha precisato che l’attività di produzione di energia elettrica, da fonte rinnovabile, deve sempre essere considerata «connessa» alle attività agricole principali del produttore agricolo (coltivazione del fondo, allevamento di animali e silvicoltura), a prescindere dalla dimensione dell’impianto ovvero di taluni limiti indicati in un documento di prassi delle Entrate (circ. 32/E/2009).

Pertanto, per la società istante si rendeva possibile l’applicazione del regime forfetario indicato, a nulla rilevando i limiti indicati nel documento di prassi indicato, dopo l’emanazione della citata sentenza della Consulta.

L’Agenzia delle entrate, nella risoluzione in commento, ha eseguito una precisa ricognizione delle disposizioni tributarie, confermando che, allo stato attuale, le società (personali o di capitale, con esclusione di quelle per azioni), configurate come «società agricole», possono optare per il regime catastale indicato, ai sensi dell’art. 32, dpr 917/1986 (Tuir) e che, la produzione di energia da fotovoltaico, rientra tra le attività connesse «atipiche», ma che rientra nel reddito agrario solo l’energia generata da un impianto di potenza non superiore a 200 kw. Le Entrate precisano che, da tempo, il reddito, derivante dalla produzione e vendita di energia rinnovabile mediante impianti che eccedono i limiti suddetti, costituisce per la parte eccedente «reddito d’impresa», che deve essere determinato con i criteri ordinari (contrapposizione di costi e ricavi) e che la pronuncia della Consulta ha solo stabilito che la detta produzione si deve ritenere connessa, se sviluppata con attrezzature e risorse normalmente impiegate nelle attività agricole principali, senza intervenire sui criteri di connessione individuati dal ministero per le politiche agricole e forestali, recepiti nel documento di prassi richiamato (circ. 32/E/2009).

Si da atto, inoltre, dell’introduzione del regime forfetario, di cui all’art. 22, dl 66/2014, applicabile esclusivamente alle attività agro-energetiche, nei limiti indicati dalle Entrate, con la conseguenza che, dal periodo d’imposta 2016 (per i solari), il detto regime si renderà applicabile, a regime, alla parte di energia generata dai impianti fino a 200 kw di potenza o, nella fase transitoria (2014/2015), entro il limite di 260.000 kwh, ai sensi del comma 1-bis, del citato articolo 22.

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