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Energia, la denuncia dell’Autorità troppe tasse occulte in bolletta

Una bolletta più trasparente e meno pesante, ma anche certezza sul futuro dello stesso regolatore. Guido Bortoni sta mettendo a punto l’ultima relazione da presidente dell’Autorità dell’energia che oggi presenterà davanti al Capo dello Stato Sergio Mattarella. Dai lavori preparatori emerge chiara una considerazione: è ora che i consumatori capiscano cosa stanno pagando attraverso le loro fatture bimestrali. I prezzi nella borsa elettrica sono scesi: nel 2012 il prezzo del kwh viaggiava tra 70 e 80 euro, oggi è a 40, ma gli utenti se ne sono accorti appena perché la “materia prima” elettricità pesa per 47% della tariffa effettivamente pagata, e nel metano si scende a meno del 40%. Infatti, complice la facilità di riscossione, le bollette sono diventate un canale diretto tra le casse dello Stato e i conti correnti degli italiani. La tariffa elettrica finanzia gli incentivi alle rinnovabili, la spesa per le centrali nucleari da dismettere, il risparmio energetico, ma anche gli sgravi alle ferrovie, alle grandi industrie energivore e a tutte le società elettriche delle piccole isole. Li chiamano “Oneri di sistema”, ma con le normali attività del mondo energetico c’entrano poco. Gli esempi non mancano: i grandi operatori di energia rinnovabile, sole e vento, hanno ormai costi bassi e aiutano a tenere basso il prezzo generale dell’energia, per loro gli incentivi sono marginali. Ma in bolletta la componente A3 ha distribuito nel 2016 14 miliardi soprattutto ai piccoli impianti, sotto forma di esenzioni di vario tipo che invece dovrebbero più correttamente finire nella fiscalità generale. Stesso discorso per il nucleare che pesa 563 milioni l’anno sulle tasche degli italiani, ma sia la Sogin, sia i comuni che ospitano le vecchie centrali ne ricevono poco più della metà mentre 135 milioni li incassa direttamente lo Stato. Infine i clienti elettrici aiutano con 245 milioni la rete ferroviaria o garantiscono un miliardo e 400 milioni di rimborso ai distributori per i certificati bianchi. Tasse occulte che hanno un ulteriore effetto, quello di deprimere la concorrenza, un po’ come succede per la benzina o per le sigarette, l’alto prelievo fisso permette a tutti gli operatori di allinearsi a prezzi più alti. Così si vanifica, è il ragionamento che fanno dall’Autorità, anche quanto di buono può arrivare dalla regolazione. Nel gas le aste su stoccaggi e capacità di rigassificazione così come il tentativo di legare il più possibile il prezzo ai grandi mercati del metano del resto d’Europa ha ridotto il divario con i nostri concorrenti europei, ma gli oneri pesano e il gap resta pesante.
Basterebbe un piccolo intervento legislativo e il regolatore sarebbe pronto a “ripulire” le bollette da questi elementi. Invece, ed è l’elemento più delicato, la prospettiva è opposta: il futuro parla di un pericolo concreto di paralisi dell’attività dell’Autorità.
Bortoni e il resto dei componenti -Alberto Biancardi, Rocco Colicchio e Valeria Termini – scadranno l’11 febbraio, le forze politiche già nelle prossime settimane dovrebbero presentare i nomi dei successori alle commissioni parlamentari competenti, ma le maggioranze necessarie, due terzi dei componenti, rendono al momento improbabile un accordo tra le varie anime di maggioranza e opposizione. Così la prospettiva è che Bortoni debba continuare per mancanza di successori. Ma la legge prevede solo 60 giorni di proroga possibile ed esclusivamente per la “normale amministrazione” (aggiornamento trimestrale delle tariffe e poco più), oltre non si sa cosa possa succedere, con l’aggravante che a marzo la legislatura finirà complicando ulteriormente il quadro. Tanto che nel governo già qualcuno pensa ad una leggina in extremis, ma che secondo gli stessi operatori energetici certificherebbe solo la paralisi del sistema.

Luca Iezzi

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