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Energia in crisi, le centrali si fermano

MILANO — Centrali elettriche chiuse, o almeno, “in stato di conservazione”. Non sono spente del tutto, ma di fatto gli impianti per la produzione di energia vengono fermati. Per risparmiare sulla materia prima. E limitando l’attività, anche sul personale. Tanto che con i sindacati sono già partire le trattative per oltre 4mila esuberi in tutto il settore, di cui la maggior parte riguardano Enel. E tutto fa pensare che sia solo l’inizio.
Hanno retto fino a quando hanno potuto. Ma ora, anche le utility, le aziende che producono e vendono sul mercato energia elettrica, sentono tutto il peso della recessione. Sia i grandi gruppi italiani e stranieri presenti nelle penisola, così come le ex municipalizzate. Risentono del crollo della domanda di energia a causa del calo della produzione industriale, nonché della concorrenza delle rinnovabili.
Non è esagerato parlare di crollo: a febbraio, la domanda di energia è calata del 5% rispetto al 2012 e nell’ultimo anno e mezzo ci sono stati solo quattro mesi in positivo. Tanto che Assoelettrica, la Confindustria di settore ha parlato di «recessione cronica» e di situazione «intollerabile e drammatica». Così, come non va sottovalutato il fenomeno rinnovabili: nelle regioni del Sud ci sono già stati giorni in cui l’intera produzione è a carico di eolico e fotovoltaico e in certe ore del giorno il costo dell’energia è arrivato a quota zero.
Due fenomeni che stanno erodendo i margini dei produttori, in particolare di chi opera con le centrali alimentate a olio combustibile e a gas. E il protrarsi della recessione, ormai prevista anche per il 2013, ha costretto i manager a scelte non più rinviabili.
Nei giorni scorsi, ha cominciato l’utility lombarda A2a (controllata alla pari dai comuni di Milano e Brescia) a comunicare ai sindacati un esubero di 400 persone. Non solo: ci sarà la fermata a rotazione di 4 centrali (Chivasso, Sermide, Turbigo e Cassano), nonché il ricorso alla cassa integrazione a rotazione per il personale. La messa in “conservazione” di tre centrali riguarda anche Edison, il secondo gruppo italiano del settore, con gli impianti di Sarmato, Porto Vito e Jesi. Gli esuberi nel caso della società passata sotto il controllo del colosso francese Edf riguarda non più di una quarantina di persone. E meno di 200 dipendenti sui 1250 totali, il personale in eccesso della filiale italiana dei tedeschi di E.On, di cui 120 alla centrale di Fiume Santo in Sardegna.
Ma tutto il settore aspetta quanto verrà comunicato domani da Enel, alla presentazione dei conti del 2012. Si saprà, nel dettaglio, quante centrali potrebbero essere fermate, nonché tempi e modi degli esuberi del gruppo. Enel deve confermare i 3.500 già annunciati (tra uscite volontarie e
prepensionamenti) a fine 2012 al sindacato. Ma anche se vuole procedere con i contratti di solidarietà, che potrebbero riguardare 15mila dipendenti sui 35mila totali, tutti non operativi.

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