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Energia ed edilizia zavorrano l’industria

Energia e costruzioni. Sono questi due comparti a determinare nel primo trimestre il calo del valore aggiunto dell’industria, frenata che rappresenta certamente una doccia fredda sulle prospettive di ripresa dell’economia italiana e che tuttavia “nasconde” al proprio interno un dato diverso per la manifattura. 
Anche se la scomposizione del valore sarà disponibile solo in un aggiornamento successivo a giugno, già ora è possibile identificare trend divergenti per i diversi settori osservando l’andamento delle principali variabili da inizio anno. La lunga crisi dell’edilizia, ad esempio, è ancora ben presente nei numeri del 2014, con la produzione delle costruzioni che crolla di quasi otto punti nel primo bimestre dell’anno e che quasi certamente spingerà in negativo il valore aggiunto del comparto anche nell’intero primo trimestre, portando il dato congiunturale in rosso per il dodicesimo periodo consecutivo. Situazione ancora peggiore per l’output energetico “tradizionale” (fornitura di energia elettrica, gas, vapore), drasticamente ridimensionato negli ultimi mesi sia dal crescente utilizzo degli impianti fotovoltaici che, soprattutto, dalle elevate temperature medie di febbraio e marzo, responsabili di un crollo vicino al 20% per i consumi di gas nazionali nel primo trimestre.
Situazione ben fotografata dall’andamento della produzione industriale, in crescita media di appena tre decimali tra gennaio e marzo ma in caduta di ben nove punti se si limita l’analisi all’energia. Per la manifattura in senso stretto lo scenario è diverso. Al netto dell’energia la produzione industriale del primo trimestre cresce dell’1,7% trainata in particolare da beni strumentali e intermedi, con una situazione analoga visibile anche sul fronte del fatturato. L’elemento di novità, non visibile nel dato Istat sul valore aggiunto industriale perché “oscurato” dai tracolli di costruzioni ed energia, è la parziale ripresa della domanda interna, in particolare per i beni di investimento. Alla fine del 2013 gli investimenti fissi lordi delle imprese presentavano un calo del 3,4% ma la situazione del primo trimestre 2014 pare profondamente diversa soprattutto alla luce della ritrovata domanda nazionale. Dopo due anni in caduta libera la ripresa è corale e attraversa numerosi comparti associati a Federmacchine: i robot di Ucimu registrano un quasi raddoppio degli ordini interni, i macchinari per il packaging monitorati da Ucima aumentano i ricavi del 20,5%, le commesse interne legate al meccanotessile di Acimit balzano di 22 punti, solo l’11% degli associati Acimga (macchine grafiche) vede una domanda interna in calo nel secondo trimestre a fronte del 29% di “ottimisti”.
Il risveglio del mercato domestico per macchinari e attrezzature è ben visibile anche negli acquisti da altri paesi, Germania in primis, con le importazioni di beni strumentali da Berlino a balzare di 12 punti a febbraio (oggi l’Istat renderà noto il dato di marzo ndr.), addirittura del 19,8% se il riferimento è quello dei paesi extra-Ue. Stappare champagne è certamente prematuro, anche perché ai livelli attuali l’output nazionale ha ancora un gap di quasi il 25% rispetto al periodo pre-crisi e tuttavia anche gli ultimi numeri dei fallimenti lasciano pensare ad una lenta normalizzazione dell’attività manifatturiera. I default dei primi tre mesi, che nel Nord-Est si riducono, secondo i dati Cerved Group sono aumentati in Italia “solo” del 4,6%, la crescita più bassa dal terzo trimestre 2012 mentre le procedure di liquidazione si riducono per il secondo trimestre consecutivo. Anche in questo caso è visibile un’ampia divergenza nei settori: fallimenti in crescita nelle costruzioni (+6,3%), quasi invariati nella manifattura (+0,8%).
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