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Energia e clima, il confronto (difficile) tra i Grandi

L’agenda ufficiale prevede due giorni di confronti tra ministri, diplomatici e delegazioni di tecnici. Domani sotto la presidenza italiana inizia il G20 su ambiente, clima ed energia con appuntamenti e incontri tra i rappresentati delle principali economie mondiali. Cornice Napoli e le sale di Palazzo Reale che ospiteranno i lavori.

Il programma stabilisce che la discussione si articoli seguendo tre macro aree: la prima riguarda la biodiversità e la protezione del capitale naturale e ripristino degli ecosistemi, la seconda l’uso efficiente delle risorse e l’economia circolare, infine, la finanza verde, ossia l’obiettivo di allineare i flussi finanziari al processo di sviluppo sostenibile. Intenti e propositi che in teoria mettono tutti o quasi d’accordo. La pratica però sta evidenziando quanto complicato potrebbe rivelarsi il percorso. Non a caso il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, parla della necessità di un passaggio graduale e ripete: «Si tratta di un’operazione complessa: non bisogna farsi prendere né dal panico né da eccessivo ottimismo», aggiungendo che nessuno dovrà restare indietro. Il riferimento è ai costi in termini occupazionali e sociali innescati dalla riconversione green dell’economia. Una preoccupazione condivisa dai sindacati che dietro la transizione ecologica scorgono insidie per i lavoratori.

La minaccia è percepita anche in Italia, dove filiere come quella dell’automotive rischiano di vedersi ridimensionate dalla rivoluzione green e dall’accelerazione nel percorso di decarbonizzazione. Quest’ultimo tema figura tra le questioni in materia di ambiente che vede in disaccordo i Paesi del G20. Il vertice di Napoli punta a individuare un’intesa che conduca all’eliminazione dei sussidi alle fonti fossili di energia e alle centrali a carbone.

La presidenza italiana sta inoltre cercando di far passare l’impegno dei G20 a destinare il 25% delle risorse dei piani economici post-pandemia a progetti di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico. Alla vigilia del vertice Cingolani constata: «C’è molta divergenza, non tutti i Paesi sono d’accordo sulla decarbonizzazione netta. E poi abbiamo tanti paesi in difficoltà, li dobbiamo aiutare. Non si può soltanto dire loro smetti di crescere perché inquini».

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