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Energia Api, ritorno al petrolio con 190 milioni. Vende la quota nell’eolico a Iberdrola

ROMA Meno rinnovabili e avanti con l’attività tradizionale nella raffinazione e nella distribuzione di prodotti petroliferi. Il gruppo Api ha firmato il contratto che archivia la joint venture , siglata nove anni fa, con Iberdrola per realizzare 300 Megawatt di impianti eolici in Sicilia e Puglia. «L’accordo di partnership ha marciato nel migliore dei modi fino a quando non è iniziata una riflessione – spiega Ugo Brachetti Peretti, presidente esecutivo di Api, – a valle di questo ragionamento abbiamo deciso di uscire da un settore che va sempre più in direzione di un forte consolidamento. Tanto che abbiamo accettato che Iberdrola esercitasse la prelazione sul nostro 50%». L’operazione vale circa 190 milioni di euro e riporta al centro della strategia del gruppo Api il più tradizionale business legato alla lavorazione del greggio e alla distribuzione di prodotti raffinati attraverso la rete a marchio Ip. Sul fronte delle rinnovabili il gruppo controllato dalla famiglia Brachetti Peretti mantiene comunque un presidio nel settore del fotovoltaico (11 Mw nelle Marche) e delle biomasse (70 Mw in Calabria).
L’uscita dalla joint venture , del resto, coincide con la conclusione del processo di ristrutturazione, anche doloroso, perseguito nell’ultimo triennio. «La vendita di Iberdrola non è correlata al nostro turnaround , è stata piuttosto un’occasione da cogliere per tornare a investire sulla parte petrolifera e sulla nostra rete distributiva, valutando nel medio termine acquisizioni o forme di aggregazione in un’ottica di rafforzamento. L’obiettivo è incrementare l’attuale quota di mercato pari al 9%», spiega Brachetti Peretti. Una scelta, insomma, che rimarca l’intenzione dello storico azionista di Api di puntare sempre di più sul business del petrolio. A dispetto di un paio di condizioni che rendono la sfida non trascurabile. In Europa non esiste altra compagnia petrolifera riconducibile ad una singola famiglia azionista e, secondo aspetto, sui destini dei valori del greggio gravano tuttora mille incognite. «Individuare attraverso alleanze o acquisizioni mirate delle forme di sinergie e di abbassamento dei costi resta una nostra priorità. Non è un mistero, per esempio, che prima della caduta del regime in Libia abbiamo fatto una serie di ragionamenti sulla rete di Tamoil con i massimi rappresentanti della Lybian Oil Investments», racconta Brachetti Peretti. Nel frattempo a Tripoli non esistono più interlocutori politici con cui trattare e, d’altra parte, Api ha portato a termine il piano di riorganizzazione, centrando in termini di ebitda gli obiettivi con due anni di anticipo rispetto alle previsioni. Il bilancio appena archiviato evidenzia per il 2015 un valore del margine operativo lordo pari 212 milioni di euro (+43%). Migliora anche il risultato ante imposte a quota 26,9 milioni di euro, a fronte di un valore negativo di 102 milioni nel 2014. «A dare una mano ai conti ha concorso il significativo aumento dei margini nell’attività di raffinazione, con un media di circa 5-6 dollari a barile. Una dinamica che premia il nostro impegno nell’avere continuato a credere nell’impianto di Falconara Marittima».
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