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Enel, via alla «newco» per la banda larga

Enel a banda larga. Dopo settimane di speculazioni il consiglio di amministrazione del gruppo elettrico ieri ha dato mandato all’amministratore delegato, Francesco Starace, per costituire la «newco», cioè una nuova società per azioni, il cui obiettivo sarà portare la fibra ottica nelle case degli italiani passando dalle reti elettriche sia aeree che interrate.
Alla fine, dunque, il gruppo non ha optato per la costituzione di diverse «newco», una soluzione che era stata pensata inizialmente per evitare l’effetto «condominio litigioso» delle telecomunicazioni: la società sarà una sola. Ma sarà costituita direttamente come Spa del gruppo elettrico, avviata con un capitale sociale e solo dopo aperta a pari condizioni a tutte le società — principalmente del settore delle telecomunicazioni ma non solo — che vorranno partecipare con essa ai bandi per l’utilizzo dei 2,2 miliardi di euro deliberati dal Cipe.
In soldoni: anche se Telecom Italia, che pure si è presentata in questi mesi ai confronti con l’Enel, dovesse decidere di non partecipare o, comunque, dovesse decidere di temporeggiare, il piano Enel a banda larga sarebbe in grado di partire velocemente.
Le gare Infratel sono attese per i primi mesi del 2016.
Gli altri soggetti che hanno partecipato alla fase di incontri, test e di analisi di fattibilità sono stati Vodafone, Cassa depositi e prestiti, Fastweb, Metroweb e Wind.
In particolare Vodafone, attraverso l’amministratore delegato Aldo Bisio, aveva apertamente sposato il progetto Enel mostrando di essere pronta a partecipare fin da subito alla «newco».
Non è esclusa la partecipazione di Cdp.
Il mandato del board dovrebbe prevedere per l’Enel già l’opzione minoranza, cioè la disponibilità del gruppo a creare una società con pari opportunità di accesso per tutti e governance condivisa senza tentazioni egemoniche. Anzi: l’Enel, memore dell’esperienza di Wind e molto attenta a non volere dare l’impressione al mercato di volere rientrare nel «business» delle telecomunicazioni, dovrebbe addirittura favorire la discesa della propria quota. La «newco» potrebbe dunque avere quel ruolo neutrale, auspicato in passato per Metroweb, per portare la fibra spenta nelle case degli italiani.
Anche se una differenza c’è: la nuova società dell’Enel, pur presentandosi potenzialmente come il veicolo per portare la banda larga a tutti con una velocità di oltre 100 megabit al secondo, dovrebbe partire dalle aree a maggiore fallimento di mercato. D’altra parte i 2,2 miliardi deliberati dal Cipe dovranno essere usati solo per le aree C e D, le due dove senza contributi gli operatori non si muoverebbero.
Il piano Enel era stato fortemente appoggiato dal premier Matteo Renzi che vede nel gruppo elettrico anche un soggetto capace di togliere il pane dalla brace prima che si bruci: in queste aree più difficili da raggiungere per le infrastrutture Telecom Italia, in forza di un tema tecnico legato al cosiddetto «bitstream» (controllo totale anche dell’ultimo miglio), avrebbe avuto un vantaggio competitivo nell’accesso ai fondi. Il rischio era creare una situazione di squilibrio.
In ogni caso l’Enel punta a mantenere il compito di «manutentore» della nuova rete, così da avere più sostanza per il business plan della newco.
Il piano banda larga si collega a quello dell’Enel dei contatori intelligenti da portare nelle case di tutti gli italiani.
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