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Enel, via al collocamento del Tesoro

Il ministero dell’Economia avvia la privatizzazione dell’Enel. Nel pomeriggio di ieri il dicastero di via XX Settembre ha scelto quattro banche alle quali ha affidato un mandato preciso: vendere sul mercato, in blocchi, 540 milioni di azioni di Enel, pari al 5,74% del capitale, a un valore non inferiore a 4 euro per azione attraverso un bookbuilding accelerato. Le banche prescelte, Goldman Sachs, BofA Merrill Lynch, Mediobanca e Unicredit, si sono messe al lavoro dopo le 19 con l’obiettivo di concludere la vendita questa mattina. I contatti con i primari investitori nordamericani sono già stati avviati in serata, ma poichè l’operazione è stata avviata piuttosto tardi, per contattare anche gli interlocutori europei era necessario aspettare la mattinata di oggi. L’aspetto importante di questa cessione – anticipata da IlSole24ore dello scorso 5 febbraio – è nel fatto che il ministero dell’Economia, assistito dagli advisor Equita sim e dallo studio Clofford Chance, sembra essersi mosso nel momento in cui sapeva di avere buone probabilità di portare a casa il risultato desiderato. E in questa fase la possibilità di vendere una quota significativa di Enel, che capitalizza attorno a 40 miliardi, con uno sconto quasi inesistente per gli investitori è un risultato da considerare molto importante. Primo perchè in seguito il titolo Enel non accuserà flessioni significative in Borsa (anche se in qualche modo si farà sentire l’effetto inflattivo di molte azioni che finiscono sul mercato). Ma soprattutto perchè è il segnale verso gli investitori internazionali che gli asset italiani sono comunque molto appetibili.
Il ministero ha avvisato il pool di circa dieci banche, selezionate lo scorso anno, attorno alle 15: in una missiva ha chiesto ai banchieri di indicare un prezzo al quale sarebbero stati disposte di farsi carico dell’eventuale invenduto. Chi ha offerto il prezzo massimo si è aggiudicato l’operazione. Nei contatti con gli investitori i banchieri si stanno muovendo su un range di prezzo preciso e molto ristretto: 4 euro, che è la soglia fissata dal Tesoro, e 4,048 euro, il prezzo di chiusura del titolo Enel di ieri. Il prezzo finale si attesterà all’interno di quella forchetta e garantirà allo Stato un incasso non inferiore a 2,16 miliardi di euro. Se le banche si sono impegnate a vendere a queste condizioni, praticamente senza sconto rispetto alle quotazioni di mercato, significa che hanno la ragionevole certezze di raggiungere l’obiettivo senza rimetterci. E questo perchè i maggiori investitori, probabilmente, erano già stati sondati informalmente nelle scorse settimane e si erano dichiarati disponibili a comprare a 4 euro o sopra. Del resto, molti fondi americani ed europei stavano aspettando l’avvio di una delle privatizzazioni annunciate dal governo italiano per avere conferma della serietà delle intenzioni dell’esecutivo e cominciare a spostare maggiori investimenti sull’Italia. Non va sottovalutato, comunque, l’annuncio da parte della Bce dell’avvio del quantitative easing in Europa arrivato a fine gennaio. Un’iniziativa che ha messo abbondante liquidità sul mercato e che ora va in cerca di investimenti interessanti.
Una volta terminate le operazioni di vendita il ministero dell’Economia si troverà a ridurre la quota posseduta in Enel dal 31,2 al 25,5 per cento del capitale.
Nel frattempo sempre ieri il cda di Enel ha esaminato e condiviso la sospensione della cessione della vendita degli asset di distribuzione in Romania annunciata lo scorso luglio e questo anche alla «luce delle linee strategiche alla base del nuovo piano industriale» che sarà presentato il 19 marzo. L’ipotesi di uno stop era già circolata nelle scorse settimane, ma in realtà la situazione in Romania era cambiata con le elezioni politiche di novembre, che hanno portato alla formazione di un governo contrario alle privatizzazioni e al passaggio di mano di quegli asset. Enel aveva già trovato un acquirente molto forte: le trattative con i cinesi di State Grid of China per una cessione a prezzi assolutamente interessanti erano in fase avanzata, ma lo Stato romeno ha messo in stand-by la vendita. Enel afferma invece di voler portare avanti la cessione della generazione in Slovacchia, ovvero delle attività di Slovenske Electrarne, società partecipata in minoranza dal governo locale. È probabile che alla fine Enel finisca per cedere una quota allo Stato e scendere in minoranza.

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