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Enel, un piano da 40 miliardi Vendita Open Fiber in tempi brevi

Il doppio binario della strategia Enel degli ultimi anni si è ripresentato anche ieri: da una parte lo sforzo del gruppo per accelerare sul fronte del core business di energia rinnovabile e digitalizzazione programmando i prossimi dieci anni, la «Vision 2030» resa ufficialmente nota. Dall’altra la questione della «rete unica», sulla quale, dalla costituzione di Open Fiber, si concentra la maggior parte dell’attenzione, dagli investitori alla politica.

«Questione di settimane»Dopo la lettera di due ministri al consiglio di amministrazione del gruppo, il ceo Francesco Starace non poteva non tornare sul tema Open Fiber. La cessione della quota «è questione di settimane — ha detto — ma non c’è una deadline». Il pressing di Gualtieri e Patuanelli, ha aggiunto, «ci ha in un certo senso confermato che abbiamo fatto bene a fare quello che abbiamo fatto e quello che stiamo cercando di fare facilitando questo percorso». «Se non ci fosse stata Open Fiber — ha proseguito Starace — non ci sarebbe neanche da parlare della rete unica. Ci sarebbe già una rete unica che è quella che avevamo, cioè una rete che non portava fibra da nessuna parte». Una volta presa la decisione, quella di Enel — ha precisato — sarà un’uscita totale mentre il controllo operativo dovrebbe restare alla Cassa Depositi: «In caso di uscita di Enel da Open Fiber il controllo operativo sarà esercitato da Cdp, l’altro azionista».

Chiarita per il momento la posizione sul fronte delle telecomunicazioni, i vertici del gruppo elettrico (con Starace il chief financial officer, Alberto De Paoli) hanno annunciato gli obiettivi futuri. Investimenti per 40 miliardi nei prossimi tre anni (14 miliardi solo in Italia, contro i 9 miliardi del precedente piano), una cifra che salirà a 190 miliardi nel decennio a fine piano (160 diretti e 30 da terzi) in gran parte concentrati per sostenere la svolta green e sostenibile di Enel. Che presenta anche qualche novità di rilievo. Intanto l’anticipazione di tre anni dell’uscita completa dal carbone, la fonte maggiormente responsabile delle emissioni di CO2, che avverrà nel 2027 e non nel 2030 (da notare anche che oltre il 90% degli investimenti di Enel sarà in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite). E poi l’annuncio che sul fronte dell’idrogeno partirà una collaborazione proprio con l’Eni, che finora produce idrogeno «grigio» e ha piani per quello «blu»: «Abbiamo progetti sull’idrogeno verde per 120 megawatt — ha detto invece Starace — con Eni pensiamo di lavorare per fare progetti per produrre idrogeno da usare nelle loro raffinerie». Una collaborazione su un fronte sul quale i due colossi hanno mostrato ad oggi diversità di vedute.

Crescita nelle rinnovabiliÈ alle rinnovabili che viene dedicata una grossa fetta degli investimenti annunciati: saranno 70 miliardi in 10 anni che consentiranno di arrivare a circa 120 Gigawatt di capacità installata nel 2030, ovvero quasi tre volte quella attuale. Nel primo triennio di piano, grazie a 17 miliardi di investimenti, la capacità installata da rinnovabili salirà a 60 Gigawatt. «Intendiamo diventare veramente protagonisti nelle rinnovabili con una presenza mondiale», ha commentato Starace, che considera le rinnovabili «il futuro della produzione energetica» e punta a raggiungere una quota di mercato del 4% (dal 2,5% attuale) entro fine piano. Una grossa percentuale degli investimenti è poi destinata alle infrastrutture e reti, con un’attenzione particolare alla digitalizzazione. Un intervento che consentirà di aumentare gli utenti finali a circa 77 milioni nel 2023, digitalizzati al 64% con contatori intelligenti nel 2023 (da circa 74 milioni, digitalizzati al 60% nel 2020), per poi arrivare a oltre 90 milioni nell’arco di 10 anni, digitalizzati al 100% con l’uso dei contatori intelligenti.

Dividendo «fisso»Di rilevo anche gli obiettivi finanziari rivelati da Starace. L’obiettivo del piano è far crescere il margine operativo lordo (ebitda) ordinario ad un tasso annuo composto del 5-6% (a 20,7 e 21,3 miliardi di euro nel 2023) e l’utile netto ordinario ad un ritmo tra l’8 e il 10% (a 6,5-6,7 miliardi di euro nel 2023). Enel guarda anche agli azionisti, ridefinendo la politica dei dividendi, con un dividendo fisso per azione garantito e crescente nel triennio (+7% fino a 0,43 euro nel 2023): una «politica molto chiara e attrattiva che darà dei benefici ai nostri azionisti — ha sottolineato Starace — e questo sarà un vantaggio per noi, per la società e sarà un futuro molto luminoso per Enel».

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