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Enel-Terna, la sfida delle batterie

di Massimo Mucchetti

Flavio Cattaneo ha prodotto l'ultimo sforzo nel braccio di ferro con l'Enel in vista del Consiglio dei ministri che oggi, fra l'altro, deciderà sui sistemi di accumulo per una miglior distribuzione di energia da fonti rinnovabili. Con 500 megawatt di pompaggi idroelettrici, 300 di batterie e poco altro, il sistema risparmierebbe 1,5 miliardi di euro, assorbendo la produzione comunque fatta nelle ore e nei giorni di minor consumo e restituendola a prezzo regolato nei momenti topici. Un affare, ma anche un imbarazzo per il governo azionista di Terna come dell'Enel e finora incapace di scegliere. Ieri sera, l'amministratore delegato di Terna ha consegnato al ministro delle Attività produttive, Paolo Romani, una lettera del suo consiglio di amministrazione, corredata dal parere pro veritate dell'ex giudice costituzionale Romano Vaccarella, al termine di un vertice con il capo dell’Enel Fulvio Conti. Terna prospetta rischi di black out, data l'intermittenza delle fonti solare ed eolica, e danni per la società, che avrebbe già investito 200 milioni. Con esibita malizia, la lettera ricorda il via libera a questi investimenti dato dal consiglio di cui faceva parte un rappresentante dell'Enel (Claudio Machetti, responsabile finanziario, ndr). E Vaccarella contesta il parere della Commissione Attività produttive della Camera che subordina il placet al decreto legislativo sulle rinnovabili alla proibizione a Terna non solo gestire, ma anche di progettare e costruire infrastrutture e impianti destinati alla vendita. Questo parere, osserva il giurista, tende a modificare il decreto legislativo che, invece, autorizza l'intervento di Terna nei sistemi di accumulo. E confligge con la convenzione, annessa alla concessione di Terna e approvata con decreto ministeriale del 15 dicembre 2010. Questa convenzione attribuisce esplicitamente a Terna la realizzazione e la gestione di impianti per l'accumulo e la conversione in energia elettrica, per garantire la sicurezza del sistema e il massimo sfruttamento delle fonti rinnovabili» . La mossa di Cattaneo ha il pieno sostegno di Salvatore Machì, ex alto dirigente di lungo corso dell'Enel e ora rappresentante dei fondi che detengono un terzo del capitale di Terna. Commentando i testi in una pausa del consiglio, Machì dice: «Agitare lo spaventapasseri di una Terna che vuole produrre venendo meno alla dovuta terzietà, è una mistificazione che serve solo a coprire la difesa dei ricchi margini di profitto di qualche produttore contro un beneficio collettivo» . Di più, il rappresentante dei fondi rileva come batterie e pompaggi servano a stabilizzare la fornitura di energia proveniente da fonti per loro natura intermittenti come dovettero constatare a proprie spese 10 milioni di tedeschi che il 4 novembre 2006 rimasero al buio a causa di un problema con le rinnovabili. D'altra parte, secondo Vaccarella, la limitazione all'attività d'impresa, che ci sarebbe se oggi il Consiglio dei ministri facesse propria la posizione della Commissione parlamentare, potrebbe perfino formare oggetto di un ricorso alla Corte Costituzionale. La posizione del giurista viene ripresa per iscritto da Cattaneo. Raramente, i rapporti tra un società e il suo azionista, pubblico o privato che sia, sono arrivati a una tale, manifesta tensione.

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