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Enel, sul piatto 40 miliardi

Enel investirà circa 40 miliardi di euro con il piano strategico 2021-2023, di cui 38 mld nell’ambito del modello di business di Ownership e 2 mld in quello di Stewardship, mobilitando al contempo 8 mld provenienti da terzi. Il tasso di crescita degli investimenti rispetto al piano precedente si attesta al 36%. Gli azionisti riceveranno un dividendo fisso per azione garantito, con una crescita media annua del 7%: da 0,35 euro nel 2020 a 0,38 nel 2021, per salire a 0,40 nel 2022 e a 0,43 euro l’anno seguente. Quasi il 90% dei 38 miliardi nell’Ownership è destinato a reti e rinnovabili, per un totale di 33 mld, mentre gli altri 2 mld andranno alle rinnovabili, alla fibra, all’e-transport e ai sistemi di flessibilità.

A livello di gruppo, l’ebitda ordinario si prevede raggiunga nel 2023 un valore compreso tra 20,7 e 21,3 miliardi, con una crescita annua del 5-6%. L’utile netto ordinario si collocherà tra 6,5 e 6,7 miliardi nel 2023, con un incremento medio tra l’8 e il 10%. L’indebitamento netto è atteso a 57-58 miliardi alla fine del 2023, in crescita per l’accelerazione degli investimenti.

«Con questo nuovo piano strategico stiamo indicando una direzione per i prossimi dieci anni, mobilitando investimenti per 190 miliardi di euro al fine di raggiungere i nostri obiettivi in un decennio pieno di opportunità», ha spiegato l’a.d. Francesco Starace. «Per realizzare questa vision possiamo contare sulla nostra chiara leadership nel settore delle utility in tre principali dimensioni, tutte trainate da un innovativo modello platform-based. In primo luogo, in qualità di super major nel campo delle rinnovabili, gestiamo il più grande portafoglio di generazione privato a livello mondiale. Inoltre disponiamo di un sistema globale di reti senza pari, che grazie al modello operativo platform-based genera miglioramenti qualitativi, di resilienza, efficienza e flessibilità. Infine, ma non da ultimo, possiamo contare sulla più grande base clienti a livello mondiale alla quale, tramite le nostre piattaforme di business, offriamo servizi innovativi e offerte integrate».

Il capozienda ha aggiunto che Enel guarda a Stati Uniti e Brasile per cogliere opportunità di m&a nella distribuzione. «Ci sarà la vendita di alcuni asset nella distribuzione, c’è un processo in corso. Negli Stati Uniti diversi attori hanno asset nelle loro mani e alcuni asset di distribuzione sono oggetto di gare in Brasile. Chissà, nel tempo altri paesi vorranno privatizzare asset, come in Messico, in Asia e altre parti dell’America Latina. Per quanto riguarda la crescita delle rinnovabili e della nostra quota di mercato guardiamo agli Stati Uniti come mercato significativo».

Intanto Enel cederà il suo 50% in Open Fiber solo «al prezzo e alle condizioni giuste». E, comunque, il controllo della rete unica resterebbe pubblico. Secondo Starace, la lettera dei ministri dell’economia e dello sviluppo resa pubblica lunedì, con la quale il governo chiede apertamente al gruppo di tenere conto della strategicità della rete nella valutazione delle offerte ricevute per la società della fibra, non fa altro che confermare che Enel «ha fatto bene a far partire Open Fiber: se non ci fosse stata, non ci sarebbe neanche da parlare della rete unica, ci sarebbe già una rete unica che è quella che avevamo, cioè una rete che non portava fibra da nessuna parte (il riferimento è a Tim, ndr). Se il prezzo e le condizioni sono quelle giuste, potrebbe essere un bene per noi l’uscita. Vogliamo monetizzare non appena vediamo un’opportunità che sia in linea coi nostri interessi». In caso di uscita, comunque, il controllo della rete resterà in mano pubblica. Starace ha detto all’emittente Class Cnbc che la faccenda non è «neanche più di prezzo, è una questione di dettagli ormai, ci siamo». L’offerta vincolante presentata da Macquarie Infrastructure & Real Assets per il 50% di Open Fiber in mano a Enel valutava in un primo momento la società della fibra 5,3 miliardi di euro. Un valore lontano dalla cifra di 7-8 miliardi trapelata da indiscrezioni di mercato e più vicino al valore attribuito da Tim. Tanto che il fondo australiano, sempre secondo fonti di mercato, avrebbe migliorato l’offerta da 7 a 7,5 miliardi. Il nuovo piano industriale è stato promosso dagli analisti e in borsa il titolo Enel ha chiuso in progresso del 4,18% a 8,42 euro.

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