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Enel e Snam, le resilienti. Nonostante il Covid utili e cedola confermati

ROMA — Resilienza è il termine che contraddistingue il settore delle utility ai tempi del Covid: si traduce in una tenuta degli utili, nonostante il calo o il rallentamento del giro d’affari. E senza abbassare il monte dividendi. Lo confermano le trimestrali annunciate ieri da Enel e Snam, relative ai primi nove mesi dell’anno, nonostante gli impatti sull’economia globale della pandemia. Il che fa ovviamente felici gli investitori: sia i fondi internazionali, sia lo Stato italiano, visto che entrambi hanno come primo azionista il ministero dell’Economia. Anche perché con la tenuta dei conti, le due società hanno confermato tutti gli investimenti previsti dai relativi piani industriali, particolare non secondario di questi tempi.
Partiamo dai risultati. Enel ha annunciato un utile netto ordinario pari a 3,59 miliardi, a fronte di un fatturato complessivo per 48,05 miliardi. Gli utili sono cresciuti (+9%), anche grazie ai minori oneri finanziari e nonostante i ricavi siano scesi del 19%, perché il rallentamento dell’economia ha portato a minori vendite di elettricità e di gas in Italia e Spagna (i due mercati di riferimento principali di Enel assieme alle Americhe) e all’effetto cambi, soprattutto in Sud America.
Enel ha dalla sua il fatto di essere una multinazionale — e quindi differenzia il rischio — e di essere già molto avanti nella transizione energetica: il gruppo ha annunciato, assieme ai risultati, di aver coperto il 64% di produzione elettrica grazie ai suoi impianti a zero emissioni (rinnovabili e nucleare in Spagna), quasi il doppio degli impianti a gas e carbone. Gli impianti rinnovabili godono di contratti di lungo periodo per la fornitura di energia che li mettono al riparo da congiunture negative. Tra i fatti di rilievo un’ulteriore crescita dell’indebitamento: è arrivato a 49 miliardi (+8,4%), anche dopo l’acquisizione di una serie di partecipazioni di minoranza nelle controllate sudamericane.
Ancora più stabile il risultato di Snam, con un utile netto a 973 milioni nei nove mesi (+0,7%), con il fatturato salito a 2,03 miliardi (+3,9). Un risultato arrivato grazie a una maggiore remunerazione degli investimenti sulla rete e al fatto che la società ha avviato una serie di attività che vanno al di là del suo business tradizionale, la gestione dei grandi gasdotti che assicurano la distribuzione del gas lungo l’Italia. Per esempio, nella produzione di biometano, nell’efficienza energetica e con le attività all’estero (dalla Grecia alla Francia fino agli Emirati). Snam conferma anche gli impegni nella tecnologia dell’idrogeno, ma in questo caso per avere risultati ci vorrà ancora tempo.

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