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Enel, piano per aumentare le cedole

Enel è pronta a rivedere la politica dei dividendi. Il gruppo guidato da Fulvio Conti intende aumentare il pay-out dall’attuale 40 fino al 50% a partire dal 2015, anno dal quale è previsto un assestamento dell’indebitamento netto attorno a 37 miliardi a fronte di un Ebitda di 16 miliardi. L’ad Conti, in scadenza con l’assemblea di aprile, ha voluto sancire con questa promessa l’uscita dal guado da parte del gruppo, ottenuta con la politica del rigore, a suon di taglio dei costi, contenimento degli investimenti, e dismissioni. È un segnale significativo perchè il gruppo aveva cominciato a ridurre la cedola dal 2009, anno in cui la società ha dovuto lanciare un aumento di capitale da 8 miliardi. Quell’anno venne introdotto il pay-out al 60%, che combinato con l’incremento di azioni in circolazione a seguito della ricapitalizzazione aveva avuto l’effetto del taglio del dividendo. Nel 2012 il pay-out era stato ridotto, all’attuale soglia del 40 per cento.
«Nonostante i venti contrari siamo riusciti a ridurre il nostro indebitamento da un picco di 56 miliardi nel 2007 (dopo l’acquisizione di Endesa, ndr) – ha detto ieri Conti – fino a meno di 40 miliardi. Parliamo di 16 miliardi in meno. È un risultato notevolissimo». La soglia del 50% del pay-out «è un punto fermo» ha detto il manager aggiungendo che «se ci saranno spazi per aumentarlo lo faremo».
Conti si è soffermato anche sulla scadenza del suo mandato. «Io concepisco il mio lavoro come un dovere oltre che come un piacere e continuerò a svolgerlo fino all’ultimo giorno presentando in assemblea un piano sulla strategia del gruppo, con la passione e il coraggio del gruppo con cui affrontiamo governi e regolatori a testa alta. Continuerò a farlo. Poi gli azionisti decideranno. E come si dice in questi giorni, ce ne faremo una ragione».
Il piano industriale 2014-18 annunciato ieri è all’insegna della continuità. Le priorità restano l’efficienza, attraverso il contenimento dei costi e degli investimenti, generazione di una liquidità robusta, riduzione del debito, per rafforzare sui mercati emergenti (soprattutto il Sudamerica) la posizione del gruppo e continuare a crescere puntando su un nuovo paradigma di business che fa perno sulle energie rinnovabili e la distribuzione. Le parole chiave sono fonti rinnovabili, settore cui sono destinati 6 miliardi su 25,7 miliardi complessivi previsti dal piano. Conti ha annunciato che il gruppo potrebbe espandersi in nuove aree geografiche. «L’Africa rappresenta sicuramente un possibilità di crescita», ha spiegato. Il modello che il gruppo intende esportare punta sull’innovazione tecnologica, sulle nuove esigenze della clientela attenta all’efficienza energetica e al rispetto ambientale per specializzarsi nella fornitura di soluzioni innovative, sfruttando le fonti rinnovabili e la rete distribuzione (Enel ha 60,8 milioni di clienti nel mondo). Il piano prevede investimenti nella distribuzione per 13,5 miliardi e l’obiettivo di 4 milioni di nuovi clienti nel 2018.
Alla crescita in questi settori fa da contraltare il ridimensionamento della presenza nella generazione tradizionale («è un comparto sotto assedio da parte della forte crescita degli impianti più piccoli», ha chiosato Conti) soprattutto in Italia e Spagna. Su questi mercati si concentrerà il 70% del taglio del costi (per 5,7 miliardi entro il 2018), attraverso ulteriori riduzioni di organico e il congelamento e di chiusura di centrali per 8 mila megawatt entro il 2018 (di cui 4.900 megawatt nel 2014). Nella generazione il gruppo scenderà cosi da 90 a 83 gigawatt. Conti non ha voluto alzare il vero su quali impianti saranno soggetti a stop.
Il piano conferma il piano di riacquisto delle minoranze (9,7 di cash-flow utlizzabili in 5 anni), dismissioni per 4,4 miliardi entro fine 2014 (tra le quali è inclusa la centrale di Marcinelle per la quale c’è già un’intesa con Gazprom). Conti ha indicato nella «seconda metà dell’anno» il periodo in cui attendersi annunci in questo senso. Riserbo sui target, anche se tra gli asset più accreditati resta Slovenske Electrarne. Il mercato guarda agli asset in Europa e in Russia; il settore internazionale ha segnato un calo del 14% dell’Ebitda nel 2013.
I target finanziari puntano su un Ebitda di 15,5 miliardi a fine 2014 (in lieve flessione rispetto al 2013 e che include l’effetto della cessione di asset), un debito netto a 37 miliardi e un utile netto di 3 miliardi. Nel 2018 il debito dovrebbe stabilizzarsi a 36 miliardi (dopo essere tornato a 39 nel 2016) con un Ebitda di 18 miliardi e un utile di 4,5 miliardi. Il 2013 si è chiuso con un utile ordinario netto (la base su cui si calcola il dividendo) di 3,1 miliardi, con un aumento del 10% rispetto al 2012. Il dividendo quest’anno sarà pari a 0,13 euro per azione. Il titolo Enel ieri ha segnato un rialzo dell’1,26 per cento.

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