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Enel, per la banda larga 2,5 miliardi. Open Fiber aperta a fondi e investitori  

Arriva nei giorni dell’incertezza sul futuro della banda ultralarga in Italia per il cambio di governance in casa dell’ex monopolista Telecom Italia il piano di Enel Open Fiber. C’è la cifra che dovrà essere impiegata nei prossimi anni per le aree a successo di mercato (A e B): 2,5 miliardi. E c’è anche la lista secretata delle 224 città, 7,5 milioni di case, su cui punterà la società controllata dall’Enel.

I numeri sono stati annunciati ieri dall’amministratore delegato del gruppo elettrico, Francesco Starace, che ha anche fornito altri elementi, alcuni già noti, altri meno. Wind e Vodafone faranno parte della partita, ma non come azionisti. Si tratta in questi casi di accordi commerciali, per quanto importanti visto che permettono a Enel di sapere già che le fibre portate nelle case degli italiani con i contatori intelligenti non resteranno «spente». Per quanto riguarda le città si può partire per esclusione: non ci saranno grandi centri come Roma, Milano e anche Torino, dove il gruppo non è presente e dove, peraltro, la fibra è già largamente posata. Si tratterà più facilmente di città di media grandezza. Sulle sovrapposizioni con Telecom Starace si è portato avanti: «Ci saranno, ma non è un problema». Più complicate saranno le eventuali sovrapposizioni con Metroweb visto che non è esclusa una trattativa, sebbene in salita, per l’acquisto da parte di Enel.

Ma la verità è che molto, se non tutto, dipenderà dall’evoluzione dell’affaire Telecom e dalla volontà del governo che potrebbe esprimersi anche tramite la onni-citata Cdp. Starace ha bisogno di alleati, tanto che non a caso il manager ieri con gli analisti ha anticipato anche il Roi, il ritorno sugli investimenti, dell’avventura banda ultralarga: tra il 9 e l’11% con «un Ebitda di 250 milioni raggiungibile in 3-4 anni».

Uscite dalla partita Vodafone e Wind (che peraltro non potranno fare a meno di capire dove andrà la «nuova» Telecom), si punta ai fondi come soci finanziari (rispunta la Cdp?) sul modello Terna. Dunque: servono azionisti che mettano parte di quei 2,5 miliardi. Il vantaggio finanziario è che, sebbene nei bilanci le due voci siano ben distanti, la posa dei contatori intelligenti creerà sinergie che faranno risparmiare a Open Fiber circa mezzo miliardo. Tutt’altra questione sarà la gara Infratel per le aree a fallimento di mercato (C e D) che permetterà di accedere ai fondi europei e statali. A occuparsene sarà difatti un’altra business unit.

Massimo Sideri

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