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Enel, parte il riassetto verde «Faremo più investimenti»

LONDRA L’occasione era l’aggiornamento del piano industriale e l’annuncio dell’integrazione delle attività di Enel Green Power nel gruppo. Ma l’amministratore delegato dell’Enel, Francesco Starace, non ha potuto evitare la tanto dibattuta questione «banda larga», tornata di stretta attualità dopo l’annuncio della costituzione della «newco» con la quale la società elettrica vuole portare la fibra ottica nelle case, abbinandola ai contatori elettronici di seconda generazione. Si farà con Telecom o senza Telecom? E’ ovvio che la sua presenza (o meno) sarà un tema cruciale. Ma per Starace, almeno all’apparenza, non decisivo: «Sarebbe fantastico» risponde, se l’operatore dominante ci fosse, ma anche senza il progetto andrà avanti. E anzi, al contrario, il gruppo di Giuseppe Recchi e Marco Patuano si potrebbe trovare in difficoltà a giustificare l’assenza quando potrebbe risparmiare il 30-40% sui costi di cablatura. Dopo sei mesi di studi è infatti questo, per Starace, l’ordine di grandezza dei risparmi ottenibili utilizzando per la posa della fibra una rete (quella elettrica) 4-5 volte più capillare di quella delle tlc. Si vedrà, e in ogni caso, trattandosi di una start-up, la newco è stata tenuta fuori dal piano industriale Enel, nel quale potrebbe rientrare dal 2016.
Ciò che invece Starace e i suoi hanno messo a punto con dovizia di dettagli è l’operazione che farà delle attività di Enel Green Power (Egp) il cuore «verde» del gruppo. Le rinnovabili, le reti intelligenti, le tecnologie green potranno così contare sulla potenza di fuoco (finanziaria) dell’intero gruppo elettrico. Tanto che a fine piano (2019) le rinnovabili peseranno per più di metà (il 52%) sulla capacità elettrica dell’Enel (dal 38% del 2014).
L’operazione (advisor Lazard per Egp) avverrà con il meccanismo assai tecnico della «scissione parziale non proporzionale». In sostanza le attività italiane rimarranno a Egp, che diventerà interamente controllata da Enel e uscirà dalla Borsa. Le partecipazioni estere saranno assegnate a Enel e gli attuali soci Egp riceveranno azioni Enel nuove con un rapporto di cambio pari a 0,486 Enel ogni titolo Egp. Dopo la scissione il ministero dell’Economia, in assenza di recessi, potrebbe scendere al 23,5% del capitale Enel dal 25,5% di oggi. Su tutto il processo pende comunque una condizione sospensiva: se per i recessi l’Enel dovesse sborsare più di 300 milioni di euro, pari a circa il 3% del capitale Egp, Starace si riserva la possibilità di fare marcia indietro.
La semplificazione, peraltro, è solo uno dei punti del piano dell’Enel, che punta a maggiori risparmi sul target precedente (1,8 miliardi) e su più investimenti (aumentati di 2,7 miliardi, il principale sarà l’installazione di 21 milioni di contatori digitali in Italia) finanziati anche con un incremento (da 5 a 6 miliardi) delle attività da cedere. Confermati i dividendi, a fine piano Enel avrà anche effettuato 2.000 nuove assunzioni in Italia a fronte di 6.000 prepensionamenti (4.500 contro 9.200 nel mondo). Nel mondo, invece, le nuove assunzioni saranno 4.500 mentre i prepensionamenti 9.200.
Integrazioni, investimenti, fusioni e banda larga. Ma non poteva mancare tra le questioni sollevate anche quella del canone Rai in bolletta. L’Enel non si metterà, ovviamente, di traverso. L’operazione è «fattibile», dice Starace. Ma dall’approvazione del provvedimento ci vorranno almeno 60 giorni per rendere operativo il prelievo.
Infine la Borsa, che si è adeguata ai nuovi valori delle operazioni: Enel e Egp sono scese entrambe di circa il 3%.

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