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Enel non subisce l’effetto contagio Confermati cedola e investimenti

ROMA — Il coronavirus non contagia i conti del gruppo Enel. La società guidata da Francesco Starace (appena riconfermato dal ministero dell’Economia per il suo terzo mandato) ieri ha fatto sapere che non ci sono «evidenze di impatti significativi derivanti dallo stato di emergenza connesso all’epidemia da Covid 19». Di conseguenza non modifica i suoi obiettivi e le sue previsioni finanziarie, annunciate agli investitori sul finire dello scorso anno.
A partire dalla politica dividendi, tutto rimane come prima. I risultati comunicati ieri ne sono una conferma: l’utile netto è salito del 10,5% nel periodo da gennaio a marzo (rispetto allo stesso periodo di un anno fa), arrivando a 1,28 miliardi di euro. Diminuisce, invece, il giro di affari, sceso del 12,2% sia per un effetto tecnico (modifiche delle regole contabili internazionali), sia finanziario (effetto cambio negativo in Brasile, Cile e Colombia). Ma anche industriale: l’inverno più mite del solito ha portato a minori vendite di energia e di gas in Italia e Spagna. Infine, anche se l’azienda li considera ancora poco impattanti, a marzo ci sono stati i primi effetti del coronavirus.
Ma come è possibile che Enel possa permettersi di non modificare i suoi obiettivi nonostante le previsioni di calo del Pil a livello globale? Le ricadute, al momento, colpiscono la società solo nella valorizzazione di Borsa: il titolo che prima della pandemia aveva toccato il suo massimo storico a Piazza Affari (con oltre 80 miliardi di capitalizzazione) ora viaggia di poco sopra i 61 miliardi. Un calo inferiore al Ftse Mib. Ma non ci sono variazioni sui piani di crescita. Lo si deduce dal livello dell’indebitamento, cresciuto anche nell’ultimo trimestre per arrivare a 47,09 miliardi (+4,3% da fine 2019). Un dato «in aumento anche per gli investimenti del periodo», come è scritto nella nota ufficiale della società, allegata alla trimestrale.
Quindi, come mai Enel è in grado di non cambiare i suoi piani? La resilienza del gruppo è dovuta a una questione di diversificazione, sia geografica che industriale. Da tempo Enel ha spostato i suoi investimenti dalla produzione di energia da fonti tradizionali (per lo più nucleare e carbone) alle rinnovabili, di cui è diventata uno dei leader mondiali. In particolare in Sud America dove è il primo operatore sia nelle fonti “verdi “ sia nella gestione delle reti, soprattutto dopo l’acquisizione della società che porta elettricità a tutta l’area metropolitana di San Paolo.
«Abbiamo un modello di business robusto e integrato per assorbire shock temporanei — ha sottolineato il direttore finanziario di Enel Alberto De Paoli — e abbiamo messo in atto azioni preventive a supporto della continuità operativa dopo il lockdown fino a dicembre». In altre parole, i risultati economici dovrebbero reggere anche se la ripresa economica non dovesse arrivare prima del 2021. Anche perché la società — ha sempre ricordato il manager — ha liquidità per 25,9 miliardi. L’importanza di essere una società attiva nel business delle reti è stato ricordato da De Paoli anche per l’im pegno in Open Fiber, società in condivisione con Cdp attiva nella costruzione di una nuova rete a banda larga: «In una crisi come questa sarà centrale il ruolo di una rete in fibra ottica nel paese. Credo che cambierà completamente l’approccio nel dotarsi di una rete a prova di futuro. E la realizzazione della rete è la priorità di Open Fiber che è totalmente impegnata su questo».
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