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Enel, nasce società della banda larga

MILANO.
Non sarà da sola e non è detto nemmeno che abbia, per forze di cose, la maggioranza delle quote azionarie della nuova società della rete. Ma non c’è dubbio che Enel si stia candidando per un ruolo da protagonista nella realizzazione della prossima infrastruttura a banda larga nel nostro paese. Una operazione che ha motivazioni sia industriali che politiche; ma che potrebbe andare direttamente in concorrenza con la rete in corso di realizzazione da parte di Telecom Italia.
Se ne parlava da qualche mese, ma ieri sarebbe stato compiuto un passo avanti decisivo. Il consiglio di amministrazione dell’ex monopolista riunito per l’approvazione dei nove mesi, avrebbe dato mandato all’ad Francesco Starace per la costituzione di una società per azioni con lo scopo sia della posa sia della gestione della fibra ottica. E che partecipi alla realizzazione della rete in tutte le aree, sia le cosiddette C e D, dove sono previsti fondi statali ed europei perché meno vantaggiose economicamente, sia le A e B, concentrate nelle aree più popolose.
A quanto è stato possibile ricostruire, la Newco sarà aperta a tutti gli operatori telefonici che vorranno partecipare e si rivolgerà al mercato per reperire parte dei fondi necessari per la realizzazione delle infrastrutture. Enel anche in futuro si dovrebbe occupare della manutenzione della rete, visto che la fibra correrà all’interno dei cavidotti elettrici, ma non necessariamente – secondo le intenzioni – manterrà la maggioranza delle azioni. Del resto, si tratta di una infrastruttura che dovrà seguire le regole previste sia dall’AgCom che dall’Unione europea e garantire l’accesso a parità di condizioni a tutti gli operatori.
Ma per quale motivo il principale operatore nella produzione e distribuzione di energia elettrica ha deciso di “invadere” un campo che aveva abbandonato da quando era uscita dall’operazione “Blu”, la compagnia di telefonia mobile poi confluita in Wind? Come detto, c’è una motivazione politica e una industriale.
Nel primo caso, l’ad Francesco Starace ha voluto contribuire al piano del governo per lo sviluppo della banda larga: la strategia di Palazzo Chigi prevede di raggiungere al 2020 il 100 per cento della popolazione con una rete che viaggi a 30 megabyte al secondo, mentre almeno l’85% della popolazione dovrà disporre di un collegamento con una velocità di trasmissione dei dati pari a 100 mbps.
C’è poi l’aspetto industriale. Enel ha colto l’occasione del piano che la vedrà impegnata nei prossimi anni con la sostituzione dei 30 milioni di contatori di vecchio tipo con il nuovo modello elettronico: in investimento quanto mai necessario per seguire lo sviluppo di un settore sempre più connnesso con le reti intelligenti e le rinnovabili. Il che implica una conoscenza estremamente precisa dei consumi dei clienti. Con la sostituzione dei contatori, Enel potrà approfittare dei lavori per collegare gli edifici con le centraline che si trovano lungo i marciapiedi inserendo nei cavidotti le fibre ottiche. Un progetto su cui sta lavorando per la parte dei cavi il gruppo Prysmian, uno dei leader mondiali del settore. Enel ha già svolto uno studio di fattibilità e di rapporto costi/benefici in 40 comuni, su tutto il territorio e su tutte le tipologie di aree. Che, ovviamente, ha dato esiti favorevoli.
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