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Enel, maxi piano per tagliare i debiti

Enel si prepara a a non rifinanziare o a ritirare dal mercato emissioni obbligazionarie per almeno 4 miliardi. L’ad di Enel, Francesco Starace, aveva annunciato al Sole24ore in novembre l’intenzione di ottimizzare la struttura finanziaria del gruppo affermando che il gruppo era diventato «un bondificio» e che per questo motivo ci sarebbe stata una battuta d’arresto nelle emissioni. Ora si passa alla messa in pratica della nuova strategia, in parte già avviata da ottobre 2014.
Durante il 2015 andrà a scadenza una consistente quantità di emissioni: 4,1 miliardi, di cui 3,5 miliardi solo nella prima metà dell’anno. Il piano prevede di non rifinanziare i bond a scadenza, ma di rimborsarli utilizzando l’ampia liquidità di cui il gruppo dispone anche a seguito delle dismissioni mandato in porto entro fine 2014. Un’operazione che consentirà di intaccare l’indebitamento lordo, pari a 50 miliardi (39 miliardi quello netto atteso a fine 2014) con la riduzione degli oneri sul debito.
Le disponibilità liquide di Enel tra la fine dello scorso anno e l’inizio del 2015 risultano superiori a 10 miliardi: non si tratta della linee di credito da 9,4 miliardi che il gruppo sta rinegoziando con un gruppo di banche, come del resto fa da anni nell’imminenza della scadenza, allo scopo di creare un serbatoio di riserva liquidità (soprattutto per tenere conto dei parametri di giudizio delle agenzie di rating le quali, come ha dimostrato il merito di credito due gradini sopra a quello della Repubblica italiana mantenuto nelle scorse settimane da S&P a Enel, apprezzano)che sinora non è mai stato utilizzato. I 10 miliardi su cui può contare ora il gruppo sono soldi pronti all’uso: 3,6 miliardi sono stati già incassati con le dismissioni.
L’Opv Endesa ha determinato un introito di 3,1 miliardi, 300 milioni sono già stati incassati con la vendita delle attività di Enel Green Power in Francia e 200 milioni sono arrivati dalle dismissioni, sempre da parte della società delle energie rinnovabili, in El Salvador. La società guidata da Starace può contare inoltre su liquidità depositata presso banche, alla stregua di conti correnti, superiore a 5 miliardi (erano 4,8 miliardi a fine settembre). E ancora: è atteso in queste settimane il pagamento da parte della Spagna di 1,5 miliardi per il deficit tariffario. Il serbatoio cui la società può attingere è ben più ampio, dunque, della dimensione dei bond a scadenza. È probabile, come ha già annunciato lo stesso Starace, che nel corso dell’anno si assista anche a operazioni di riacquisto sul mercato di bond con scadenze più lunghe, ma il cui rendimento è ormai elevato rispetto ai tassi correnti. La progressiva riduzione dei tassi di interesse sta portando molti gruppi italiani a lanciare tender offer sul mercato per ritirare emissioni ora non più convenienti.
Un primo passo in questo senso Enel lo ha già fatto in ottobre ritirando un’emissione da 750 milioni. Sempre in quel mese era andato in scadenza un bond da un miliardo senza che fosse rifinanziato. In quest’ottica rientra anche un’altra operazione che il management del gruppo sta valutando, seppure ancora non sia stata definita nelle modalità. Tra le emissioni più onerose lanciate da Enel ci sono sicuramente i bond ibridi, per un valore di 4 miliardi di euro (di cui una tranche in dollari e altre in euro e sterline). Il rendimento medio garantito da queste emissioni perpetue si attesa attorno al 6%, con punte attorno al 7% per le emissioni in euro emesse a settembre 2013 e oltre l’8% per quelle in dollari.
Il management ipotizza operazioni su quei bond a partire dal 2016. È probabile che si pensi a offerte di riacquisto cui gli investitori possano decidere o meno di aderire. Improbabile che si aspetti le opzioni call, con le quali Enel può chiedere il rimborso anticipato, perchè per le emissioni in euro sono previste dopo 5-6 anni e dopo 10 anni per quelle in dollari, finestre oltre le quali il rendimento del bond è destinato a salire. L’esercizio di tali opzioni, tra l’altro, potrebbe essere mal recepito da investitori che hanno comprato quei bond proprio perchè interessati a investimenti di lungo periodo.

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