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Enel, l’utile supera i 5 miliardi Il dividendo ritoccato del 9%

Enel chiude uno degli anni più difficili degli ultimi tempi mantenendo la promessa con gli azionisti di un dividendo in crescita.Il gruppo guidato da Francesco Starace ha approvato i conti del 2020 e un dividendo in crescita del 9,1% sul 2019, pari a 0,358 euro per azione. L’utile netto del gruppo, nonostante un impatto della pandemia sui ricavi da 15 miliardi (64,98 miliardi a fine 2020 contro 80 miliardi dell’esercizio precedente) e un calo dell’Ebitda del 5% (a quota 17,9 miliardi) , sale del 9 per cento ed è pari a 5,1 miliardi. I numeri della bottom line sono migliori delle attese del mercato.

L’andamento del risultato netto, secondo l’azienda, «riflette il miglioramento dei risultati operativi ordinari comprensivi dei minori ammortamenti del periodo, l’efficiente gestione finanziaria che ha comportato un decremento degli oneri finanziari e le minori interessenze di terzi». Ieri in occasione della call con gli analisti Starace ha spiegato che le aspettative sono che il 2021 si chiuda meglio del 2020 e anche per questo motivo sono confermati i target previsti.

«Non ci sono rischi per la cedola» ha assicurato Starace. Lo scorso anno si è chiuso con investimenti in aumento del 2,5 per cento e pari a 10 miliardi e un indebitamento netto di 45 miliardi, in linea con il 2019.

Nel corso del secondo semestre del 2020, come ha spiegato il cfo Alberto De Paoli, c’è stato un «lieve incremento della domanda di energia, con un andamento di stop and go. A oggi questa domanda è piatta in Italia e segna un meno 1% in Spagna».

Il gruppo è riuscito a riassorbire a fine esercizio il capitale circolante per circa 2 miliardi e ha limitato la flessione della capacità di generare cassa operativa all’1 per cento, la quale si è attestata a 11,5 miliardi.

Ieri Starace si è soffermato sulla cessione della quota posseduta da Enel in Open Fiber, sulla quale prima di Natale ha raggiunto un accordo di vendita con Macquarie da chiudere entro giugno di quest’anno.

«La transazione sul 40-50% della quota sarà finalizzata nelle prossime settimane o mesi – ha detto . La discussione è ora tra Macquarie e Cdp sulla governance. Non è questione di scienza missilistica: si discute della governance di una società che ha un’infrastruttura come missione, opera in un solo paese, e gli azionisti sono due, di cui uno ha una quota consolidata. Non richiederà molto tempo per essere risolta. Sicuramente sarà chiusa entro fine anno. Questo è un chiaro esempio di come possiamo creare valore quando implementiamo un modello di stewardship sulle infrastrutture».

A proposito di altre operazioni societarie in Sudamerica, come l’Opa da 1,2 miliardi in corso su Enel Americas, l’ad ha confermato che alla fine dell’operazione, se l’offerta sul 10% del capitale andrà a buon fine, Enel si troverà a controllare l’82% della controllata cilena contro il 65 per cento attuale.

A proposito invece della società delle reti di distribuzione britannica Western Power Distribuition, per la quale il gruppo elettrico aveva presentato una manifestazione di interesse., Starace ha spiegato di aver deciso non fare un’offerta vincolante dopo aver preso atto delle scelte che avrebbe adottato il regolatore britannico su questo tipo di asset. E in ogni caso, ha aggiunto, la Gran Bretagna «è un paese che presenta troppi rischi crescenti» per chi vuole fare business.

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