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Enel, la pandemia non frena l’utile

La pandemia rallenta la produzione di energia elettrica e i ricavi del gruppo Enel, ma non i profitti consolidati, che nei primi nove mesi dell’anno salgono del 9% a quota 3,59 miliardi di euro. Un risultato che si deve anche alle misure di efficienza finanziaria messe in campo, che hanno portato a un calo degli oneri finanziari.

I crolli globali della domanda di energia elettrica e gas nei primi mesi dell’anno (che hanno colpito in particolare Italia e Spagna) hanno determinato un calo del fatturato del 19% a 48,05 miliardi di euro. Ma nel periodo la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è stata ampiamente superiore a quella termoelettrica: la prima è cresciuta del 6,3% mentre la seconda è risultata in declino del 32%. Se nel computo si inserisce anche la produzione da fonte nucleare (che nel portafoglio produttivo degli impianti Enel pesa per il 13%) «la produzione a zero emissioni ha raggiunto il 64% della generazione totale» dell’Enel. Come noto, l’obiettivo a lungo termine dichiarato dal gruppo guidato dal ceo Francesco Starace è di «decarbonizzare» il mix di produzione entro i prossimi 30 anni, al 2050.

Dal punto di vista patrimoniale il capitale investito netto del gruppo ammontava a fine settembre scorso a 92,3 miliardi di euro, coperto da patrimonio netto per 43,4 miliardi e debito finanziario netto per 48,9 miliardi di euro (45,1 miliardi a fine 2019). Un incremento — si spiega nella nota diffusa dal gruppo — riferibile agli investimenti del periodo (pari a 6,5 miliardi), al pagamento dei dividendi relativi all’esercizio 2019 (4,6 miliardi) e alle operazioni straordinarie per l’acquisto delle partecipazioni di Enel Americas e Enel Chile (1,07 miliardi). Al termine dei primi nove mesi 2020 il rapporto tra debito finanziario netto e patrimonio netto è pari a 1,13 (0,96 a fine 2019). Gli investimenti, che malgrado la crisi dovuta alla pandemia sono rimasti sostanzialmente in linea con l’analogo periodo dello scorso anno (6,5 miliardi), sono cresciuti in particolare per quanto riguarda Enel Green Power sui mercati di Cile, Usa, Sudafrica, Brasile e Russia, e per le reti e le infrastrutture soprattutto in Italia.

«Per la visibilità che abbiamo — ha spiegato nella call con gli analisti il chief financial officer Alberto De Paoli— possiamo confermare i target 2020. E’ chiaro che monitoriamo l’evoluzione della seconda ondata Covid nei Paesi in cui operiamo e continuiamo a salvaguardare l’operatività e la sicurezza delle nostre persone». Quanto alle previsioni per il 2021-2022 De Paoli ha rinviato alla presentazione del nuovo piano, in calendario il prossimo 24 novembre. Quanto a Open Fiber «siamo ancora focalizzati sullo sviluppo della societa’ e stiamo ancora valutando l’offerta ricevuta da Macquarie». Nessun rischio neppure sul pagamento del dividendo per il 2020. La policy del gruppo elettrico — che prevede l’erogazione di una cedola complessiva sui risultati dell’esercizio 2020 pari all’importo più elevato tra 0,35 euro per azione e il 70% del risultato netto ordinario del gruppo sul dividendo — «è confermata».

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