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Enel, ecco il piano da 2,5 miliardi per la rete

Enel Open Fiber (Eof), il nuovo veicolo attraverso il quale il gruppo elettrico guidato da Francesco Starace poserà la fibra ottica nel paese, investirà 2,5 miliardi per cablare 224 città nelle aree A e B. Nell’arco di 2-3 anni dovrebbe raggiungere un Ebitda, a un livello considerato stabile e sostenibile, pari a 250 milioni di euro. E questo a prescindere dal fatto che la società continui a operare solo nelle aree A e B (le prime 250 città nei piani dovranno essere coperte in due anni)oppure che estenda il suo raggio di azione alle aree cosiddette a fallimento di mercato, C e D. Per Enel costituisce un contributo alla redditività del gruppo stabile a fronte di un basso di rischio, che corrisponde alla tipologia di investimento perseguita dalle strategie del gruppo.
Ieri Starace ha confermato che il ritorno atteso sull’investimento oscilla entro un range percentuale «elevato a una cifra e basso a due cifre». Una costruzione un po’ verbosa per dire che la forchetta oscilla tra il 9 e l’11%, come anticipato da IlSole24Ore dello scorso 20 marzo. Un rendimento che consentirà a Eof di vedere servizi all’ingrosso agli operatori telefonici facendo perno su costi «competivi» e quindi rivendendo a prezzi competitivi rispetto a quelli applicati dall’attuale incumbent. Martedì sera una riunione fiume del board di Enel aveva dato il via libera al piano per la fibra e alla lettera di intenti che Eof ha firmato con Vodafone e Wind. La lettera è finalizzata a mettere a punto un accordo commerciale che assicuri un’adeguata base di clienti che utilizzino la nuova rete Ftth, fiber to home e che nella prima fase del piano dovrebbe raggiungere circa 7,5 milioni di case. La firma del contratto con i due Olo è attesa entro fine mese e fino ad allora la società elettrica mantiene il riserbo su alcuni aspetti del piano: ad esempio la tempistica, che nella lettera di intenti è fissata in due anni, e l’estensione del progetto a 250 città.
«La definizione del piano strategico di Enel Open Fiber è un importante passo avanti per la realizzazione degli obiettivi previsti dall’agenda digitale europea e dalla strategia italiana per la banda ultralarga – ha detto Starace -. Passare la fibra attraverso la nostra rete elettrica, che arriva nelle aziende e nelle case di 32 milioni di italiani, consente una copertura capillare del territorio nazionale a costi competitivi,creando valore per Enel e per tutti gli operatori che vorranno usufruire di questa nuova importante infrastruttura».
Ieri il manager, durante la conference call per la presentazione dei conti 2015, ha spiegato che il capitale di Eof sarà aperto a partner finanziari con cui condividere il piano di investimenti e che si tratterà di «fondi infrastrutturali» che hanno un’ottica di investimento di 5/7 anni. «Se non avessimo avuto la rete di distribuzione non avremmo pensato a investire nella fibra», ha detto Starace rispondendo a una domanda su quanto costerebbe a un altro soggetto, che non può contare sulla possibilità di evitare gli scavi ponendo il filo di tlc accanto ai cavi elettrici, realizzare lo stesso progetto. «Se lo facesse qualcun altro senza il vantaggio della rete costerebbe oltre 3 miliardi di euro» ha poi quantificato. Considerato che nei giorni scorsi Starace aveva parlato di risparmi nell’ordine del 30-40%, rispetto all’investimento dichiarato di 2,5 miliardi il costo per un altro operatore sarebbe di almeno 3,4 miliardi.
Starace ha poi specificato che Enel intende partecipare anche ai bandi che Infratel pubblicherà per le aree C e D e che sono attesi «entro maggio-giugno». Enel non investirà in queste aree, ha aggiunto, «ma parteciperà alla gare per i servizi di posa della fibra (lungo la rete Enel, ndr), di manutenzione e di gestione».
Passando alla presentazione dei conti, Starace ha sottolineato come i risultati 2015 siano in linea con i target annunciati. L’Ebitda di 15 miliardi è stato raggiunto nonostante accantonamenti per 1,5 miliardi a fronte di esodo di personale. Mentre il risultato netto, pari a 2,9 miliardi, sarebbe stato superiore ai 3 miliardi del target se non ci fossero state nuove disposizioni fiscali che hanno determinato un onere aggiuntivo di 182 milioni.
Nel corso della call è emerso che Enel non esclude la possibilità di un buy-back, che comunque non è all’ordine del giorno e non è previsto nell’assemblea di maggio. La misura, alla stregua di altre che possono creare valore per i soci, potrebbe essere presa in considerazione per mitigare l’effetto diluitivo che gli azionisti di Enel subiscono con l’integrazione di Enel Green Power e alla luce del fatto che la società sta procedendo nel piano di riduzione del debito netto(37,5 miliardi a fine 2015), tanto che qualche investitore comincia a porsi il problema di una leva troppo bassa per la struttura finanziaria del gruppo. A proposito di indebitamento, quello lordo si riduce a 52,7 miliardi con un miglioramento di 700 milioni rispetto al target di 53,5 annunciato a novembre. Starace non ha escludo un interesse per il mercato britannico in cui il settore elettrico «sta vivendo una fase di transizione», vista l’incertezza sui programma nucleari di Edf e l’ipotesi di Brexit. Opportunità che Enel potrebbe cogliere, ma nell’eventualità solo con «soluzioni integrate di generazione e reti». Il che lascia pensare a un intervento di Enel GP combinato magari all’acquisizione di una rete di distribuzione. Ma operazioni sono difficilmente ipotizzabili prima del 2017.
Evoluzioni in senso positivo entro il primo semestre sono attese sulla rinegoziazione in corso dei contratti per il gas (sinora ancorati al prezzo del petrolio) che Enel sta rivendendo con vari interlocutori, tra cui l’Algeria. Ieri il titolo Enel ha chiuso in flessione dello 0,46 per cento.

Laura Serafini

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