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Enel, altra mossa in Sudamerica Nel 2020 ricavi per 65 miliardi

Enel chiude il primo importante accordo per la cablatura in fibra in Sudamerica. Il gruppo elettrico, attraverso la controllata Ufinet (ha una quota del 21% in partnership con Cinven e un’opzione a salire al 100% entro fine anno), ha appena concluso un’intesa per la costituzione di una joint venture con il principale operatore telefonico di Bogotà, Etb, finalizzata a cablare la capitale colombiana. L’operazione prevede il collegamento Ftth di 2,5 milioni di utenze entro i prossimi tre anni con un investimento equivalente a circa 400 milioni di euro. Si tratta del primo grande progetto di queste dimensioni per l’America Latina. Il nuovo soggetto, che nei fatti sarà il maggior operatore wholesale della città, si propone di offrire sul mercato colombiano servizi di connettività Ftth per operatori telefonici con soluzioni chiavi n mano che abilitano connessioni ad altissima velocità per la fornitura di servizi internet. Anche in America Latina la pandemia sta facendo aumentare la richiesta di una connessione sofisticata e allineata con gli standard europei.

Nella regione le esigenze di connettività del mercato residenziale sono state finora coperte con soluzioni miste fibra e rame tendenti a limitare gli investimenti e a sfruttare al massimo l’infrastruttura esistente. Queste particolari soluzioni ora però stanno mostrando tutti i loro limiti e non riescono più a tenere il passo con i bisogni di connettività delle moderne applicazioni e delle mutate condizioni di fruizione del servizio della banda larga.

Il mercato guarda ora a operatori neutrali e alle di reti condivise. Tutto questo sta accelerando il processo di consolidamento della poca fibra esistente su quei mercato, facendo esplodere il valore di questi asset.

Ufinet, partecipata attraverso EnelX, ha una rete di 71mila chilometri di fibra ed è già presente in Guatemala, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica, Panama, Colombia, Ecuador, Perú, Brasil, Paraguay, Argentina e Cile con circa 150 mila unità connesse.

E sempre Ufinet sta prendendo parte a questo consolidamento, perché si è alleata con alcuni fondi di investimento per partecipare all’acquisizione degli asset sulla fibra di Oi in Brasile, raccolti nella società Infraco.

Lo scorso 21 gennaio sono state presentate le offerte vincolanti, base di partenze per partecipare poi a un meccanismo di rilanci. Le offerte sono state avanzate da Btg Pactual e di un fondo pensione canadese che si sono riuniti in cordata mettendo sul piatto il controvalore di circa 3 miliardi di euro. Mentre un’offerta concorrente è stata presentata dal fondo Usa Digila Colony.

Secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore Ufinet avrebbe un accordo con Btg e il fondo canadese per entrare in partita in una fase successiva del processo di vendita, forse nella fase dei rilanci (il valore di Infraco potrebbe salire fino a 5 miliardi). Il gruppo Enel, dunque, è dentro la partita. Il modello adottato dalla società guidata da Francesco Starace, fa parte della strategia annuncia dall’ad in occasione del piano industriale di novembre, in base al quale uno dei perni della crescita futura passera attraverso forme di “stewardship”, dunque di alleanza con partner finanziari per condividere proprietà e investimenti su asset con importanti potenziali di crescita.

Nel frattempo ieri il cda di Enel ha approvato il consuntivo del 2020. Il gruppo ha perso una fetta importante dei ricavi (circa 15 miliardi) attestando il dato a 65 miliardi (-19 per cento sul 2020). A pesare è stato l’effetto della pandemia che ha ridotto la vendita di energia e gas soprattutto in Italia e Spagna. In calo in questi paesi anche i proventi da generazione termoelettrica e da trading. E ancora, ha pesato l’andamento dei tassi di cambio.

Il margine operativo ordinario resta stabile a 17,9 miliardi di euro grazie alla crescita di Enel Green Power in Italia per le migliori performance degli impianti idroelettrici e in Nord America e Spagna principalmente per le maggiori quantità di energia prodotta con l’entrata in funzione di nuovi impianti nel corso del 2019 e del 2020. In Italia e Spagna hanno inciso anche le efficienza operative

L’Ebitda che include gli effetti delle operazioni straordinarie si è attestato a 16,8 miliardi di euro (17,7 miliardi di euro nel 2019, -5,1%).

L’indebitamento finanziario netto a fine 2020 è stato pari a 45,4 miliardi di euro, in miglioramento rispetto alle attese. L’aumento rispetto ai 45,2 miliardi di euro rilevati nel 2019 (+0,4%) è riferibile al fabbisogno generato dagli investimenti del periodo, dal pagamento di dividendi e dalle operazioni straordinarie per l’acquisto di ulteriori partecipazioni nel capitale sociale di Enel Américas ed Enel Chile.

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