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Enav, a giugno il debutto in Borsa

Enav va in Borsa a giugno per una quota non superiore al 49%. L’ente pubblico che si occupa della gestione del traffico aereo prova il decollo nell’anno delle grandi privatizzazioni che vedranno, probabilmente, anche una seconda tranche di Poste Italiane sbarcare sul mercato entro il 2016.
La conferma arriva da Roberta Neri, amministratore delegato della società che, per prima al mondo nel settore del traffico aereo, cercherà un solido sostegno alle proprie attività future anche da «grandi fondi intrastrutturali interessati a investimenti di lungo termine in un’azienda solida che macina risultati positivi » come spiega l’ad di Enav a
Repubblica.
Il bilancio 2015 della società è destinato ad essere l’ultimo da soggetto interamente “pubblico”. Perché nei prossimi tre mesi le banche incaricate dal Tesoro di verificare e valutare il patrimonio di Enav procederanno a passi veloci verso il collocamento in Borsa della società fissato per giugno. Enav oggi si occupa di gestire il traffico aereo di rotta (ovvero la fase di sorvolo dello spazio aereo italiano) e di supervisionare il cosiddetto “traffico di terminale”, relativo alle fasi di decollo e atterraggio nel raggio di 20 chilometri dagli scali.
Nel complesso il traffico di rotta in Italia ha mostrato un andamento positivo del numero di voli assistiti, poco meno di 1,9 milioni (+0,8% rispetto al 2014).
I ricavi totali consolidati nell’esercizio 2015 hanno raggiunto 849,6 milioni di euro, in crescita dell’1,7% rispetto agli 835,5 milioni del 2014. Da record l’utile netto: oltre 66 milioni. Secondo l’ad «giugno è la data possibile di collocamento fino al 49% del capitale. Enav – spiega Neri – ha un profilo di rischio e una capacità di generare flussi di cassa molto interessante per un certo tipo di investitori. E noi saremo la prima società al mondo di questo settore a quotarsi. Abbiamo rilevato un forte interesse da parte di investitori long term. Il nostro focus – aggiunge – è centrato sulla gestione del traffico aereo ed è questo il nostro obiettivo. Il nostro impegno è forte anche in termini di ammodernamento e di rinnovamento delle tecnologie». Intanto l’altra società partecipata dal Tesoro, Poste Italiane, rientra nelle nebbie in Borsa e perde di vista il prezzo di collocamento (6,75 euro) dopo le indiscrezioni sulla possibile vendita sul mercato di una nuova tranche di titoli nelle mani dell’azionista di controllo.
Il ministero dell’Economia starebbe infatti pensando di mettere sul mercato una seconda quota del colosso postale entro la fine dell’anno. L’idea è quella di inserire la nuova tranche tra le privatizzazioni contenute nel Documento di economia e finanza di aprile per permettere allo Stato di centrare il target di introiti da privatizzazioni anche senza la quotazione di Ferrovie dello Stato. Si punta così al collocamento di un 30%, con il Tesoro che scenderebbe al 35% dall’attuale 65%. In base al decreto della presidenza del Consiglio del maggio 2014, la partecipazione dello Stato in Poste non può però essere inferiore al 60%. Questo costringerà l’esecutivo ad un nuovo Dpcm per modificare la quota.

Lucio Cillis

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